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Duecentoquindici anni fa cadeva la Serenissima Repubblica di Venezia. E allora? vi chiederete. Lo scrivo perché ho letto in Rete che un gruppo di veneti, che si chiama Xoventù, organizzano una fiaccolata per ricordarne la caduta e per “celebrare” l’anniversario di “quei patrioti” (parole loro!) che nel maggio del 1997 tentarono la presa o la scalata del campanile di San Marco. Curiosità, non certo condivisione. Riferimento per dire che Internet lascia spazio a tutti, e se abbiamo la voglia di cercare vi troveremo proprio di tutto. Chiunque abbia un prurito intellettuale o di altro tipo, apre il computer, avvia un motore di ricerca e trova ciò che gli torna utile. È giusto? È sbagliato? La discussione impazza ancora e non solo nella Rete. Internet è nata libera, l’unico vero luogo dove si esercita la libertà nel senso stretto della parola. Personalmente farei volentieri a meno di certe cose, comprese certe nefandezze che vi appaiono, e pur tuttavia il concetto stesso di libertà lascia spazio a tutto e a tutti. Altrimenti è la negazione del termine. Resta il fatto che dipende dall’uso che se ne fa. E dal controllo che gli adulti possono e devono in certi casi, esercitare nei confronti dei più piccoli che navigano in Rete. Se non ci fosse internet, molte delle cose che sono successe nelle varie parti del mondo non sarebbero di nostra conoscenza, spesso il Web è servito ad ascoltare voci ed opinioni che non sempre vengono riportate dai mass media normali, a vedere e a comprendere situazioni, a far circolare idee e storie. Forse il verbo più azzeccato è “condividere”. Abbiamo imparato a condividere eventi, fatti, volti e persone. È su internet che troviamo la vera storia delle banche tedesche e dei derivati che stanno affamando il popolo greco, spagnolo, irlandese ed italiano. Provare per credere.
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