La Repubblica Veneta - Mostre - Donne: ripartiamo da Reggio Calabria
 

 
 
La Repubblica Veneta
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Donne: ripartiamo da Reggio Calabria
...non esistendo un movimento femminil-femminista che appoggia le donne nei vari settori dell’impegno sociale-politico, le vittorie di un “io femminile” non sono riconducibili ad una affermazione collettiva delle donne. Questo è quanto si è affermato nel dibattito-conferenza svoltosi a Reggio Calabria venerdi 5 novembre presso la Sala Consiliare dell’Amministrazione Provinciale dal titolo: “A sessant’anni dal voto femminile”...


L’elezione della Camusso alla guida della Cgil nazionale è stata una vittoria di tutte le donne o il trionfo-risultato di una persona (femmina-donna-di-genere-femminile) che si è impegnata duramente all’interno del sindacato ed è arrivata grazie alle sue capacità individuali? Propendo per la seconda ipotesi. Così come, da tutt’altro canto, non è una vittoria delle donne la riconferma della Marcegaglia alla guida della Confindustria. Come già scritto fino ad esaurimento dei miei (pochi? tanti?) lettori-lettrici, non esistendo un movimento femminil-femminista che appoggia le donne nei vari settori dell’impegno sociale-politico, le vittorie di un “io femminile” non sono riconducibili ad una affermazione collettiva delle donne. Questo è quanto si è affermato nel dibattito-conferenza svoltosi a Reggio Calabria venerdi 5 novembre presso la Sala Consiliare dell’Amministrazione Provinciale dal titolo: “A sessant’anni dal voto femminile”, che ha preso spunto dalla Mostra sul 2 giugno 1946 scritta e curata dalla sottoscritta e “prestata” a vari Comuni calabresi e siciliani. Non è il luogo per fare polemiche sul fatto che, essendo polesana, mi sarei aspettata che qualche amministrazione o “donna di potere” in questa provincia mi avesse chiesto di fare la mostra nel mio territorio di nascita, cito solo il vecchio proverbio che Nemo Propheta in Patria…
Al dibattito organizzato dal Pdci calabrese hanno partecipato come relatrici Giovanna Campolo: neuropsichiatra, conosciuta per i suoi studi anche al di fuori della città di Reggio; Saretta Bottari, da sempre impegnata nell’associazionismo (Agi e Cif) e nel volontariato; Daniela Labbate coordinatrice dei Giovani Comunisti che ha svolto il ruolo di presidente della conferenza-dibattito e Valentina Poviglianiti, della Segreteria provinciale del Pdci; tra il pubblico una nutrita rappresentanza di ragazzi e ragazze della Fgci, di donne della società civile, il senatore nonché ex sindaco di Polistena e sindacalista Tripodi, l’onorevole Michelangelo Tripodi, già assessore regionale ai Lavori Pubblici nella Giunta di Lo Jero (colui che ha “salvato” tanti progetti europei dei paesi del territorio reggino, compreso quello dell’ascensore di Scilla che si sta costruendo), l’Assessore provinciale alla cultura, il candidato sindaco di Reggio Calabria Angelo Vecchio, dell’Ufficio Istruzione regionale, ed altri amici e compagni che hanno partecipato attivamente al dibattito. Di fronte alla conclamata avversione per le “quote rosa” dichiarata dalle altre relatrici, la sottoscritta ha affermato che deve essere una legge dello Stato il fatto di avere il 50% di donne nelle liste elettorali, nelle segreterie di Partito, e in tutti i livelli di rappresentanza politica, oltre che nei vari Cda di aziende ed enti pubblici. Si tratta di una questione di riequilibrio sociale, di riparare ad una ingiustizia di rappresentanza, ma anche di vera e propria Giustizia con la G maiuscola che dovrebbe avere titolo anche in un’aula di tribunale. Non è possibile che oltre la metà della popolazione italiana non abbia rappresentanza negli organismi che gestiscono la Cosa pubblica e che ne sia esclusa in “virtù” di una legge elettorale che penalizza la democrazia stessa, dato che gli “eletti” vengono decisi dall’alto e alla base elettorale non compete alcuna possibilità di decisione. E’ inverosimile che alla maggioranza degli italiani, anche maschi, stia bene una legge del genere, dove non contano nulla. Il potere di voto è annullato perché in lista vi sono coloro che già detengono il potere anche di decidere chi rappresenta chi. E, tornando alle donne, non è possibile, MAI, che una persona di sesso maschile sia in grado di “capire e rappresentare” ciò che è una donna, quello che sente, quello che pensa, quello che fa. Certo non basta nascere donna per esserlo davvero, gli esempi sono sotto gli occhi di tutti, comprese le donne che detengono i vari ministeri. Per questo c’è bisogno di una nuova “unità di intenti”, di una rete tra le donne che vogliono ridiventare “noi” al posto di tanti “io”. E’ un percorso lungo e difficile, ma si può tracciare. Il dibattito di Reggio Calabria ha aperto la strada. Chi ha voglia di contribuire alla “rinascita” mandi una mail alla sottoscritta o a Giovanna Campolo (giovanna.campolo@tin.it). Insieme si studieranno iniziative e le cose da fare. Che la forza sia con noi. Quella di Yoda, non di altri...

Info: http://www.telereggiocalabria.it/tutti-programmi/7-stagione-attuale/19-tele-reggio-news.html 
Selezionare su Video del 6 novembre il titolo "Voto alle donne"

08/11/2010 | 16.02
 
 
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