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Non mi va di sembrare una persona che voglia, a dispetto di quel che sembra e di quel che si dice, spezzare una lancia in favore del nostro Presidente del Consiglio accampando che, nei tempi andati , ambienti più ufficiali di quelli dei suoi festini, come palazzo Chigi e il Quirinale, addirittura, nei “si dice”, o meglio, “si sa, ma non si dice”, sarebbero stati teatro di analoghe vicende un po’ libertine e, a dir poco, scollacciate.
Se uno è Quacchero o Puritano lo deve essere sempre. Se, poi, è un pizzico Cristiano, dovrebbe sapere che non deve giudicare.
Forse sono un pessimo Cattolico, ma ce la metto tutta per cercare di essere un buon Cristiano. E allora non vorrei essere preso per partigiano, se dico che in tutto questo boulesumme che stanno vivendo la nostra classe politica, (tutta), la Magistratura, (tutta), e,di conseguenza viviamo noi tutti, mi pongo domande e moltiplico dubbi.
Mi piacerebbe sapere in quale paese vivo.
Se vado in banca ho una telecamera che mi riprende da destra e un’altra da sinistra.
Se vado a fare rifornimento di benzina in una qualsiasi stazione di carburante, vengo immortalato se faccio rifornimento da solo, o se ci pensa il gestore, se pago in contanti, o col bancomat.
Poi ci sono le telecamere a servizio dei semafori, quelle degli uffici pubblici e a controllo dei monumenti, quelle dentro supermercati e magazzini.
Se telefono a un amico, come comincio a parlare con lui, saluto anche l’ipotetico maresciallo o brigadiere che intercetta la mia telefonata.
Iddio non voglia, ma se un giorno dovessi combinarne una grossa, qualche rompiscatole troverebbe sul mio computer che oggi ho scritto quel che scrivo e l’ho spedito a qualcuno.
Credo di essere , come tutti, guardato, documentato, catalogato, controllato.
E da un verso sono contento, perché con tutte questi controlli e telecamere in giro, molti delinquenti vengono assicurati alla giustizia in breve tempo.
Però, a questo punto, posso chiedermi per quale diavolo di motivo, per non dir di peggio, noi tutti si debba mantenere una cosa che si chiama “Ufficio del Garante della Privacy”?
Io non so quanto ci costa, ma mi domando a cosa serva e non chiedo che il Cavaliere mi mandi uno zuccherino perché questa domanda potrebbe trovarlo consenziente.
Vivo in un paese, dove guarda caso, non hai la libertà di delinquere, dove sei costretto a comportarti secondo le regole del vivere civile.
Ogni costrizione è sbagliata, la scelta del vivere in un modo o nell’altro è del tutto personale e libera.
Negli Stati Uniti d’America, patria di quella libertà che predicavano, sono stati assassinati i fratelli Kennedy, di cui uno Presidente, Abramo Lincoln, Martin Luther King, qualcun’altro è stato oggetto di attentato, sparato e via dicendo.
Ripeto: perché dobbiamo tenere in piedi con emolumenti, sedi, mobili, strutture, auto di servizio, scorte, una struttura che non può garantire assolutamente nulla, all’infuori della prevenzione dal disturbo di coloro che ti riempiono la cassetta delle lettere di volantini pubblicitari?
Carta, (quella dei volantini), chiama carta: se vado a fare le analisi del sangue e della pipì, se una botta di fortuna mi fa mettere qualche soldo in qualche fondo di investimento, se devo fare un atto pubblico, comperare un’automobile usata, devo firmare ventimila pezzi di carta per la privacy.
Ogni cosa che faccio, mi sento un boscaiolo che ha buttato a terra un albero dell’Amazzonia.
(Marcello R.)
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