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«Per ogni euro speso dai consumatori in alimenti ben 60 centesimi vanno alla distribuzione commerciale, 23 all''industria alimentare e solo 17 centesimi agli agricoltori. Il latte è pagato 37 centesimi alla stalla e un euro e quaranta dal consumatore al supermercato». E’ il commento del presidente di Coldiretti Rovigo, Valentino Bosco alla denuncia di Adusbef e Federconsumatori, che per il 2009 hanno previsto un caro alimenti che peserà sulle famiglie per 564 euro in più.
Le associazioni dei consumatori sono concordi con Coldiretti nel rilevare che, mentre i prezzi pagati agli agricoltori per le materie prime continuano a scendere, quelli di latte, pane e pasta proseguono la corsa al rialzo.
«E’ un problema di filiere – spiega il presidente Bosco – e l’esempio più chiaro, che è sotto gli occhi anche dei consumatori polesani, è quello del latte. Acquistando il latte, che arriva fresco tutti i giorni, nei nostri distributori automatici in giro per la provincia, si compra direttamente, e in modo completamente tracciato, dall’allevamento produttore, il cui nome e sede sono indicati in modo chiaro sul distributore stesso, senza alcun passaggio intermedio ed il prezzo è di un euro al litro. Le stalle che vendono il prodotto non direttamente al consumatore, ma lo immettono nella filiera, ricavano circa 37 centesimi al litro, mentre il consumatore lo paga un euro e 40».
Del latte prodotto dagli allevamenti nostrani – spiega la Coldiretti - l’80 per cento finisce nella produzione dei formaggi dop e non arriverà mai allo scaffale. Soltanto il 20 per cento arriva alla grande distribuzione, normalmente con la dicitura “latte fresco intero” e viene venduto ad un prezzo medio di un euro e 40 centesimi, con un ricarico del 370 per cento, secondo i dati sms consumatori del Ministero delle Politiche agricole.
Si tenga, però, conto che l’Italia importa circa il 50 per cento del fabbisogno nazionale di latte. Tutto prodotto che verrà venduto come latte a lunga conservazione, di cui niente si conosce, né dei controlli effettuati alla stalla, né della provenienza, perché non esiste l’obbligo della completa tracciabilità in etichetta.
I prezzi - conclude la Coldiretti - aumentano in media di cinque volte dal campo alla tavola ed esistono ampi margini da recuperare, con più efficienza, concorrenza e trasparenza, per garantire acquisti convenienti alle famiglie e sostenere il reddito degli agricoltori in un momento di difficoltà economica. Per questo Coldiretti sta lavorando per costruire filiere tutte di prodotto nazionale garantito e tutte agricole anche in Polesine.
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