|
Il candidato migliore nel modo peggiore. Gino Alessio ha finalmente accettato di correre per la carica di Sindaco di Villadose come avevo proposto oltre venti giorni fa. Avevo detto con chiarezza che ritenevo indispensabile costruire una alternativa credibile al centro-sinistra di Villadose che ha trasformato questo paese in un dormitorio emarginato e importante per la provincia di Rovigo solo per il fatto di ospitare la discarica per i rifiuti solidi urbani. Ritenevo e ritengo Alessio una persona in grado di coagulare il massimo dello schieramento di forze alternative. Questa soluzione chiara e semplice che il coordinatore provinciale del PdL Mauro Mainardi aveva immediatamente accolto positivamente è stata contrastata per puerili esigenze di primogenitura e svuotata del suo potenziale principale: la freschezza e la distanza dai vecchi giochi di potere. Grazie alle elucubrazioni dell’on. Bellotti che ha riesumato vecchi arnesi della strategia della tensione, ex sindaci trombati di Rovigo, ex imprenditori e sedicenti esponenti locali del PdL alla fine si è riusciti a candidare Alessio senza Udc e senza parti importanti del PdL e della società civile.
La mia storia politica, la mia cultura, la mia dignità personale mi hanno sempre fatto concepire l’amministrazione della cosa pubblica come un servizio per la collettività e come un modo per realizzare i desideri, le aspettative, le necessità della gente. Io ho una parola sola e una sola faccia. Coerentemente con quanto ho sempre dichiarato nel momento in cui Alessio scende in campo io faccio un passo indietro e gli auguro ogni successo anche se non posso non rilevare che è stato mal consigliato e ancor peggio indirizzato.
Adesso però tocca unicamente a lui, è lui il candidato, lui ha scelto la sua squadra, io, se richiesta, non farò mancare il mio contributo di idee perché l’unica cosa che mi sta a cuore è il bene della comunità di Villadose. Alla Lega Nord che è riuscita a perdere le elezioni provinciali di Rovigo, elezioni che chiunque avrebbe vinto, non posso non dire che non hanno imparato nulla dalla sconfitta ricevuta.
Se invece di esprimere veti esprimessero idee le cose sicuramente cambierebbero. Non è tra l’altro questa la strada intrapresa da Luca Zaia con cui ho condiviso importanti esperienze rispettivamente con la provincia di Rovigo e Treviso. Evidentemente il Polesine non vuol imparare nemmeno dagli amici. La cosa più grave a mio avviso è che in tutta questa vicenda né il centro-sinistra né il centro-destra ha messo in campo un programma. L’unica che lo ha fatto è la sottoscritta che per tempo lo ha indicato sul suo sito internet senza ricevere alcuna obiezione o suggerimento o proposta. Evidentemente siamo rimasti in pochi a pensarla così ma questa è la politica che io con ostinazione continuo a proporre e ad amare. Nessuna lusinga, nessuna ambizione personale mi può far cambiare idea. Con coerenza quindi e con orgoglio dico: non parteciperò a queste elezioni e continuerò a pensare che serve una nuova classe dirigente in grado di far cambiare strada a questa provincia che dopo tanti decenni continua ad essere lo specchio della lapidaria frase del massimo poeta italiano: “Tra l’Adige e il Po giace sepolta Rovigo incolta”.
Antonella Bertoli
Presidente Regionale
Federazione Liste Civiche Nord-Est
|