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In foto Matteo Salvini

Dopo le parole inequivocabili, scritte nero su bianco, del Tribunale del Riesame di Milano sulla natura criminale della trattativa portata avanti da Gianluca Savoini e altri con la controparte russa, per acquisire ingenti fondi da utilizzare per la campagna elettorale della Lega alle passate elezioni europee, diventa stridente il silenzio e l’assenza di reazione da parte di Matteo Salvini.

Nel mondo normale – fra i cittadini di quel popolo che Matteo Salvini si arroga il vanto di rappresentare – se un individuo, per perseguire fini illeciti, utilizza strumentalmente il nome di una persona e del partito di cui quella persona è leader, viene querelato per diffamazione e denunciata pubblicamente la sua condotta. Invece, in questo anno passato dall’incontro tra italiani e russi al Hotel Metropol di Mosca (era il 18 ottobre 2018), da parte di Salvini vi è stato solamente il vano tentativo di chiamarsi fuori da una vicenda che di tutta evidenza lo vede implicato e che rischia di stritolarlo.

Ma silenzio e rimozione sono stati praticati in quest’anno anche dal presidente lombardo Attilio Fontana, e dalla sua maggioranza, rispetto alla questione della carica di vice-presidente del Corecom Lombardia ancora ricoperta da Gianluca Savoini. Il Consiglio Regionale della Lombardia nominò Savoini al Corecom il 18 settembre 2018, esattamente un mese prima dell’incontro del Metropol. A luglio di quest’anno i gruppi di minoranza del Consiglio regionale chiedevano la discussione urgente di una mozione, presentata dal consigliere radicale di +Europa Michele Usuelli, contenente la richiesta di dimissioni, discussione negata a maggioranza dal Consiglio. Alcune settimane fa una seconda mozione, che reiterava la richiesta di dimissioni per manifesta incompatibilità tra gli interessi di partito e la terzietà che le autorità garanti devono mantenere, è stata bocciata con un voto a scrutinio segreto.

Considerato, dunque, che da un anno Savoini percepisce mensilmente un’indennità di carica, a carico dei contribuenti, i vertici della Regione Lombardia dovrebbero procedere perlomeno alla sospensione dalla carica ricoperta, fino alla conclusione dell’inchiesta giudiziaria.

Silvja Manzi (segretaria di Radicali Italiani) e Giulio Manfredi (giunta di Radicali Italiani)

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