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Ci si potrebbe rifare ai versi della canzone vincitrice di una delle ultime edizioni del Festival di Sanremo. Parafrasandola, e canticchiandola.

Ma siamo sicuri che questo non sarebbe nelle corde della Ministra dell’Interno che in una audizione alle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia di Camera e Senato ha contribuito in modo considerevole a picconare quel monte di affermazioni fatte dal suo predecessore al Viminale, quel Matteo Salvini di cui non abbiamo ancora compreso sino in fondo la genialità.

In tale audizione, e quindi in un contesto istituzionale, ha spiegato: “Il trend degli sbarchi è in diminuzione, al 2 ottobre sono sbarcate 7783 persone, lo scorso anno erano state 21112, con un calo del 60%. C’è stato un significativo aumento degli sbarchi autonomi dalla Tunisia, che sono più che raddoppiati dai 700 dello scorso anno”.

Uno stile lontano anni luce dalle dirette facebook e dalle ospitate in TV.

Sempre secondo Lamorgese: “Le istanze presentate sono scese del 58%, passando da 118mila a 50mila, un dato che ci consente di essere più forti a livello europeo”.

Senza citare, né tantomeno infierire, come hanno fatto diverse testate giornalistiche, ha dimostrato il fallimento del governo precedente o per meglio dire, la distanza fra promesse elettorali e fatti.

Infatti il tasso di rimpatri resta basso in tutta l’Unione Europea e, secondo la responsabile del Viminale si dovrebbe farlo crescere, nel rispetto dei diritti fondamentali.

Per quanto concerne l’Italia, nel 2017 i rimpatri totali erano stati 7383, di cui 869 volontari; nel 2018 7981, di cui 1161 volontari; a oggi sono 5244, di cui solo 200 volontari.

Il ministro si è soffermata sui segnali concreti di una significativa disponibilità da parte dei partner europei in merito alle soluzioni proposte dall’Italia, aggiungendo che non era affatto scontato che maturasse la consapevolezza che gli sbarchi fossero un problema europeo.

Ed ha concluso affermando “Ora Italia e Malta non sono sole. Bisogna capire che solo una risposta coordinata e condivisa permetterà di elaborare una strategia efficace che coniughi il rigore nella lotta al traffico degli esseri umani e il rispetto dei diritti e della solidarietà. Noi abbiamo fatto la nostra parte, gestendo numeri impressionanti in passato, ora da questa capacità partiamo con azioni propositive, nella consapevolezza che si tratta di un lavoro lungo, duro e paziente”.

Con un’abusata forma retorica, che affrontando questi argomenti suona malissimo, si potrebbe dire che fra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare.

E con il mare non si scherza.

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