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In foto Andrea Tiburli

“Diamo valore alla zona industriale di Padova”. È il titolo del manifesto che Confapi Padova ha presentato a seguito della riunione di mercoledì 2 ottobre, convocata dal Consorzio Zip per riunire le associazioni di categoria che sono più coinvolte nello sviluppo di un Piano Parcheggi nella zona. Un ulteriore momento di confronto, a cui l’Associazione delle piccole e medie industrie si è presentata con un dettagliato programma che sarà fatto girare nei prossimi giorni fra gli imprenditori. «Notiamo con un certo rammarico l’assenza della controparte politica all’incontro», evidenzia Andrea Tiburli, membro di Giunta di Confapi con delega alla Zona Industriale, «quando invece ci saremmo aspettati ben altra considerazione. Oggi si pone l’attenzione sul problema dei parcheggi selvaggi, ma è come guardare il dito che indica e non la luna: il problema non sono i parcheggi selvaggi, ma la mancanza di posti per i mezzi di chi lavora nell’area. Noi abbiamo raccolto le nostre idee e proponiamo soluzioni, ma ci chiediamo se davvero la questione interessi a chi ci amministra, perché se ne parla da anni ma non è mai stata affrontata sul serio. E se non si vuole farlo, allora ci si assuma la responsabilità politica di dire che il settore manifatturiero non è considerato un asset strategico della città. Perché questa è la sensazione che abbiamo».

All’incontro, Confapi ha presentato un suo programma (in allegato), suddiviso in tre capitoli. Il primo affronta “cosa serve” all’area (in sunto: 1. un riordino complessivo della viabilità che consentirebbe di risolvere le emergenze contingenti; 2. nuovi parcheggi, con cambio destinazione delle banchine senza stalli a pagamento; 3. il potenziamento dei mezzi di trasporto pubblici; 4. misure in materia di manutenzione, dalla sede stradale ai marciapiedi, arrivando all’illuminazione e al mantenimento pulizia comprensoriale; 5. opere accessorie che rendano la zona pienamente vivibile, come la rigenerazione dei parchi verdi dell’Area Padovaland e del Parco Roncajette e la realizzazione di piste ciclabili, ad esempio nel comparto di Via Germania e su Via del Progresso e Corso Spagna).

Il secondo tema è “cosa non serve”: 1. no a nuovi fardelli sulle attività produttive come i parcheggi a pagamento, che graverebbero sulle tasche di chi in quell’area lavora; 2. no alla prassi dello scaricabarile tra amministratori: il Consorzio Zip deve essere nelle condizioni di rispondere in maniera efficace ai problemi delle aziende facendo da sportello unico; 3. no all’attuale divisione amministrativa tra la zona a nord del Piovego – passata al Comune di Padova negli anni ’70 ed evidentemente trascurata – e la zona a sud rimasta di competenza del Consorzio Zip: serve un interlocutore unico.

Infine le “proposte”. Come sottolinea Andrea Tiburli, «una razionalizzazione comprensoriale potrebbe liberare nuove risorse da destinare alla zona industriale senza dover ricorrere a fonti esterne, soluzione, questa, che favorirebbe inoltre l’insediamento di nuovi soggetti, con favorevoli risvolti sul fronte occupazionale, ma soprattutto a “costo zero” per tutti gli stakeholders coinvolti. Occorre quindi pensare di utilizzare al massimo la capacità del comprensorio anche attraverso il recupero di terreni attualmente inutilizzabili che potrebbero essere destinati alle attività produttive (per esempio in Via Germania, nell’area portuale e in Via Nuova Zelanda) e la rigenerazione di immobili in disuso mediante acquisto, ristrutturazione e riassegnazione. In questo modo si potrebbe garantire la sostenibilità economica dell’attività dell’ente, sulle cui sorti i soci Comune, Provincia e Camera di Commercio ormai da troppo tempo temporeggiano incomprensibilmente».

«Parliamo di quella che senza dubbio va annoverata tra le zone industriali più importanti d’Italia. È però prioritario dotarla di un contesto di infrastrutture, a partire dalla viabilità e dai parcheggi, che la rendano nuovamente attrattiva non solo per le imprese, ma per gli stessi lavoratori. Amministratori della cosa pubblica che siano realmente consapevoli dell’importanza della zona industriale hanno l’obbligo di adoperarsi per sostenerla e valorizzarla. Se chi amministra la città non ha questa consapevolezza, allora non è degno di guidarla».

MANIFESTO “DIAMO VALORE ALLA ZONA INDUSTRIALE DI Padova”

PREMESSA

La Settimana Europea sulla mobilità sostenibile ha riportato in agenda la questione dei parcheggi nella Zona Industriale di Padova. Tra le proposte allo studio avanzate dal Consorzio ZIP, unico pervenuto al tavolo, c’è l’introduzione delle strisce blu per la sosta a pagamento: un’idea che tradisce la totale mancanza di attenzione da parte dell’amministrazione comunale alle esigenze dell’area, che invece avrebbe bisogno di essere rilanciata con un progetto di riorganizzazione complessivo, sostenuto da tutti gli stakeholders coinvolti.

La manifattura è il motore di un’Italia che non è a!atto il fanalino di coda in Europa, ma la punta di diamante. Il settore ha guidato la riscossa nazionale dopo la lunga crisi, ed è il secondo nel continente: non dimentichiamolo. A Padova la maggior parte delle aziende del settore si trova nella Zona Industriale, cuore pulsante dell’economia del territorio, capace di interessare più di 5.000 imprese, estendendosi su un’area di 1.050 ettari. Parliamo di quella che senza dubbio va annoverata tra le zone industriali più importanti d’Italia. È prioritario dotarla di un contesto di infrastrutture, a partire dalla viabilità e dai parcheggi, che ne migliorino l’attrattività, non solo per le imprese, ma per gli stessi lavoratori.

Amministratori della cosa pubblica che siano realmente consapevoli dell’importanza della Zona Industriale di Padova hanno l’obbligo di adoperarsi per sostenerla e valorizzarla. Se chi amministra la Città non ha questa consapevolezza, allora non è degno di guidarla.

COSA SERVE

  1. Unriordino complessivo della viabilitàconsentirebbe di risolvere le emergenze contingenti (è il caso, ad esempio, della nuova rotatoria in Corso Stati Uniti, che ha avuto il duplice e!etto di bloccare la viabilità e moltiplicare gli incidenti). Pensiamo all’introduzione di un sistema di sensi unici che consentirebbe di ottimizzare gli spazi disponibili e creare nuovi parcheggi a spina di pesce ai lati della carreggiata. Tra le operazioni utili, il collegamento tra via Inghilterra e la tangenziale.
  1. Nuovi parcheggi, con cambio destinazione delle banchine senza stalli a pagamento. L’attuale penuria di posti destinati ai mezzi di chi vive e lavora nella Zip deprime la sua stessa appetibilità. Al contrario, aumentarne il numero valorizzerebbe gli immobili e la fruibilità delle zone che li ospitano. Tra i punti da a!rontare nello speci”co l’introduzione di un parcheggio via Messico per autotreni con videosorveglianza e servizi igienici.
  1. Il potenziamento dei mezzi di trasporto pubblici: si consideri che l’area oggi è raggiunta solo dall’autobus numero 7 e da alcuni autobus extra-urbani.
  1. Sono urgenti misure in materia dimanutenzione, dalla sede stradale ai marciapiedi, arrivando all’illuminazione e al mantenimento pulizia comprensoriale senza oneri a carico delle aziende.
  1. Opere accessorieche rendano la Zip pienamente vivibile e accessibile, come la rigenerazione dei parchi verdi (Area Padovaland e Parco Roncajette) per renderli fruibili in pausa pranzo o dopo lavoro con punti ristoro e opportuna attrezzatura, e la realizzazione di piste ciclabili (ad esempio nel comparto di Via Germania e su Via del Progresso e Corso Spagna). Ma anche un sistema di videosorveglianza in punti strategici per sicurezza e per contrasto all’abbandono di ri”uti.

COSA NON SERVE

  1. Le imprese dicono no a nuovi fardelli sulle attività produttive. Introdurre parcheggi a pagamento significherebbe infatti aggiungere l’ennesima, fastidiosa tassa che graverebbe sulle tasche di chi in quell’area lavora. Una tassa che avrebbe il sapore della be”a e che suonerebbe come una provocazione: chi la pagherebbe infatti, se non chi tutti i giorni vive la Zip?
  1. Le imprese dicono no alla prassi delloscaricabarile tra amministratori. Il Consorzio Zip deve essere nelle condizioni di rispondere in maniera e!cace ai problemi delle aziende facendo da sportello unico in grado di far fronte alle richieste dei propri associati. Chiunque abbia avuto la necessità di rapportarsi alle istituzioni in merito a problemi emersi nella zona avrà vissuto l’esperienza di trovarsi “rimbalzato” tra Comune, Camera di Commercio, Provincia e Polizia municipale. Basta.
  1. Le imprese diconono all’attuale divisione amministrativatra la zona a nord del Piovego – passata al Comune di Padova negli anni ’70 – e la zona a sud rimasta di competenza del Consorzio Zip. La prima zona negli anni è stata evidentemente trascurata, lasciando centinaia di aziende e attività economiche nel caos. Urge riuni”care la gestione sotto a un unico cappello al “ne di evitare soluzioni che creino insediamenti di serie A e di seri B.

LA PROPOSTA

Le imprese chiedono pertanto di valutare con urgenza una questione di importanza strategica: il rilancio della Zona Industriale, sotto il segno della competitività territoriale, attraverso un’azione di razionalizzazione delle aree a disposizione e l’implementazione dei servizi per le aziende insediate. Da tempo se ne discute senza approdare a risposte concrete, che invece vanno trovate quanto prima. Le imprese non cercano soltanto terreni in cui insediarsi, ma aree all’interno delle quali esistano, in termini logistici, strategici e sistemici, servizi e infrastrutture adeguate. Non richiedono solamente strade, fognature, impianti, ma anche servizi pubblici e privati (telematici e informatici,agenzie bancarie, u#ci assicurativi, etc.) oltre a strutture partecipative, culturali e sociali. Interventi infrastrutturali che vanno eseguiti senza frugare nelle tasche degli imprenditori.

Una razionalizzazione comprensoriale potrebbe liberare nuove risorse da destinare alla ZonaIndustriale senza dover ricorrere a fonti esterne, soluzione, questa, che favorirebbe inoltre l’insediamento di nuovi soggetti, con favorevoli risvolti sul fronte occupazionale, ma soprattutto a“costo zero” per tutti gli stakeholders coinvolti. Occorre quindi pensare di recuperare al massimo la capacità del comprensorio anche attraverso il recupero di terreni attualmente inutilizzabili che potrebbero essere destinati alle attività produttive (per esempio in Via Germania, nell’Areaportuale e in Via Nuova Zelanda) e la rigenerazione di immobili in disuso mediante acquisto,ristrutturazione e riassegnazione. In questo modo si potrebbe garantire la sostenibilità economica dell’attività dell’ente, sulle cui sorti i soci Comune, Provincia e Camera di Commercio ormai da troppo tempo temporeggiano incomprensibilmente.

Non è pensabile che una Zona Industriale come quella di Padova rimanga priva di un soggetto gestore specializzato, conoscitore del territorio e delle infrastrutture, valido riferimento per le aziende insediate e fondamentale anello di congiunzione tra associazioni di categoria e altre realtà istituzionali. Al contrario, le imprese ritengono che il Consorzio Zip possa svolgere un ruolo non solo nello sviluppo in seno al Comune, ma nell’intero territorio provinciale, e che debba essergli assegnata quell’autonomia che gli consentirebbe di assumere decisioni strategiche, senza essere un mero ingranaggio della macchina burocratica.

Le imprese attendono un progetto credibile, una programmazione di interventi, un piano di coperture. La Zona industriale è un asset strategico al pari del centro storico, i suoi amministratori devono sapere che ignorarne il valore è una scelta politica. Le scelte politiche hanno delle responsabilità che le imprese non sono più disposte ad ignorare.

Confapi Padova

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