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Si riconfermano anche per questa XXIII edizione i numeri che esprimono il favore con cui Festivaletteratura viene seguito ogni anno.

In un’edizione mai così ricca di presenze internazionali infatti (oltre 75 gli ospiti stranieri) sono stati complessivamente 122.500 i partecipanti riuniti nella città virgiliana per l’appuntamento annuale con la letteratura contemporanea mondiale: 63.500 i biglietti staccati e circa 59.000 le presenze stimate agli incontri gratuiti.

Una conferma che segue i numeri dello scorso anno, segnando un incremento delle presenze a pagamento a fronte di una lieve flessione degli appuntamenti liberi, penalizzati da un meteo che non sempre ha favorito gli eventi all’aperto.

Molto soddisfacenti anche i risultati della redazione web e social: nella sola settimana del Festival abbiamo registrato oltre 90.000 visite sul sito, un 9% in più sul sito rispetto all’anno scorso (in altre parole, la settimana con più traffico nella storia del sito del festival).

Su Facebook i post hanno raggiunto 130.000 persone e raccolto oltre 60.000 interazioni.

I post dell’account Instagram hanno raggiunto 14.000 utenti, con oltre 500.000 impression dei post, raccogliendo 15.000 interazioni.

Oltre 150.000 le visualizzazioni dei tweet dell’account di Festivaletteratura. Più di 2000 i tweet di altri utenti contenenti l’hashtag ufficiale o la menzione all’account ufficiale.

 Appuntamento al prossimo anno dal 9 al 13 settembre

Di seguito il testo di Licia Troisi sul suo “essere a Mantova”.

Arrivo in quel di Mantova al tramonto. Fa caldo, e mi trascino dietro la mia valigia domandandomi se non mi sia portata un abbigliamento troppo pesante.

Non è la mia prima volta al Festivaletteratura, ma è un po’ come lo fosse; non sono mai rimasta in città così a lungo come quest’anno, tre giorni pieni. Sarà una riscoperta, un incontro vecchio e nuovo.

Il tempo di familiarizzare appena con la città e sono già in pista.

Il primo evento è di giovedì sera, nel Chiostro del Museo Diocesano, un luogo già magico di suo, ma ancor più suggestivo, illuminato d’azzurro.

È una serata particolare, perché a intervistarmi non c’è un collega, neppure un giornalista, ma direttamente i miei lettori: un gruppo di quattro ragazzi che hanno preparato quest’evento. Mi piace: sono una scrittrice per ragazzi fino al midollo, amo dialogare con loro. E loro non mi tradiscono.

Mi presentano le parole che associano ai miei libri, mi sottopongono a test più o meno scherzosi, mi fanno domande intelligenti e divertenti, mi inducono pian piano ad abbassare le difese, e a parlare persino di cose che in pubblico non ho mai detto, o almeno non così. È questo il bello dei ragazzi, di questi ragazzi: l’entusiasmo e l’onestà, la mancanza di filtri di un’età in cui è ancora possibile essere brutalmente sinceri. E io li seguo, e mi diverto, e forse un po’ mi commuovo, e anche se su di noi inizia a cadere la pioggia, non ha importanza. È bello star qui assieme a mescolare l’alto e il basso, a ridere di gusto e riflettere su cose serie, e pensare che sono quindici anni che faccio questo lavoro, ma la fila di lettori ai miei eventi mi commuove sempre.

Me ne vado con due regali – una lampada con un drago e delle graffette a forma di pianeta, il fantasy e l’astrofisica, le mie due anime – e il ricordo di una delle serate più belle della mia carriera. E il bello è che non è ancora finita.

Ho iniziato a leggere Jonathan Stroud nel 2004. Comprai L’Amuleto di Samarcanda al mio primo Salone del Libro di Torino, la mia prima presentazione in assoluto. L’ho amato pressoché da subito; l’anno dopo ci siamo anche scritti, e io l’ho inseguito a lungo, senza riuscire mai a conoscerlo. Mantova sta per farmi il più grande dei regali: presenterò il mio scrittore fantasy preferito.

Arrivo a incontrarlo emozionata e vagamente euforica, e certo, carica di tensione, perché oggi pomeriggio sarò la relatrice, e ci tengo molto che vada tutto bene, come sempre quando sta a me tenere le redini di un evento.

Ogni paura, ogni nervosismo si sciolgono non appena ci stringiamo la mano; il mio autore fantasy preferito non è solo un grandioso scrittore, è anche una persona gentilissima e disponibile, e io per qualche minuto mi permetto di essere semplicemente una fan. Rapidamente iniziamo a chiacchierare, parlando del nostro lavoro, confrontandoci su fantasy e scrittura.

La nostra chiacchierata prosegue sul palco, di nuovo nel Chiostro del Museo Diocesano, in un sabato pomeriggio graziato da un sole e un’aria dolci. Davanti a noi, un pubblico appassionato e attento, che ci somiglia, che è con noi mentre scherziamo, e ci raccontiamo. È una chiacchierata incredibilmente piacevole, impreziosita dal lavoro dell’interprete, che sa sintonizzarsi sull’atmosfera scherzosa, rilassata che si è creata.

Raramente sono davvero contenta di quel che faccio, che si tratti di moderare presentazioni o scrivere storie. C’è sempre una nota stonata, qualcosa che non mi convince. Stavolta no. Stavolta sono, onorata, felice e pienamente soddisfatta di come sono andate le cose. Il senso di pienezza e perfezione di stasera si unisce a quello del precedente incontro, e io mi sento a casa.

Ci sono luoghi che segnano percorsi di vita, nelle nostre esistenze, posti in cui le mie coordinate si azzerano, e tutto sembra trovare un equilibrio perfetto e irripetibile. Le persone che incontri, le esperienze che fai, le cose che impari. Tra questi, la Mantova del Festivaletteratura: crogiuolo di idee e di scambi, mi ha regalato una serata splendida a raccontarmi di fronte alla più bella delle platee, e il privilegio di poter conoscere e presentare l’autore fantasy che più ammiro e amo.

All’anno prossimo, spero, per costruire nuovi, indimenticabili ricordi.

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