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Facile definirsi cristiani.

Più difficile esserlo.

Lo diciamo da peccatori che negli ultimi tempi, ma anche in passato, non hanno seguito i precetti fondamentali di Sacra Romana Chiesa.

Per dirla in modo più semplice, non abbiamo osservato tutti i comandamenti.

C’è sempre la possibilità data dalla confessione e dal conseguente pentimento.

Ma peccatori rimaniamo. E quindi indegni di indicare quale peccatore chicchessia.

Nessun “j’accuse”, solo un leggero stupore destato da chi, come peccatore al par nostro, professa ai quattro venti il suo essere cristiano, bacia il rosario, affida la sua sorte all’immacolato cuore di Maria.

Di più.

Da un palco evoca il Santo Padre, provocando una selva di fischi, cita in modo equivoco “vescovoni e porporati”, facendo raddoppiare l’intensità dei fischi di cui sopra.

Rimaniamo basiti da tanto fervore in quanto la pagliuzza nei suoi occhi è grande quanto il nostro trave.

Noi non siamo carichi di responsabilità quanto il vice premier Matteo Salvini, ma continuiamo a stupirci davanti alle sue affermazioni, che tradiscono la sua condizione di peccatore.

A partire dai numeri snocciolati.

Due vittime del mare per Salvini, 402 per l’Unhcr, 307 per l’Oim.

Nel mare senza soccorsi e senza occhi ormai da mesi, i gommoni e i barconi vanno giù molto spesso senza testimoni e nessuno sa quanti scompaiono.

Per proseguire con le dichiarazioni fatte a cui non seguono fatti reali e concreti.
come in occasione della messa all’angolo dallo sbarco dei migranti della Sea Watch a Lampedusa nonostante il suo divieto.

Ci prova il ministro a rilanciare gli unici numeri che “danno ragione al Salvini buon cristiano” e che gli servono per giustificare la sua politica. Per poi ribadire che :”Meno sbarchi, meno morti, meno dispersi nel Mediterraneo. I dati aggiornati a maggio registrano due cadaveri recuperati in mare nello specchio acqueo del Mediterraneo centrale. Peccato, per lui e soprattutto per i disgraziati che prendono la via del mare, che le stime dell’Unhcr contano nello stesso periodo, 402 persone tra dispersi e morti.

A nulla serve, ai nostri occhi di stupiti spettatori,  il confronto con gli anni precedenti: “Nel 2015 i cadaveri recuperati furono 296 a fronte di una stima di 3771; nel 2016 furono 390 contro 5096 stimati; nel 2017, 210 contro 3139 e nel 2018 sono stati recuperati 23 corpi a fronte di una stima di 2277 scomparsi”.

Una versione, quella del ministro dell’Interno, che contrasta con quella delle agenzie dell’Onu, Oim e Unhcr, che da mesi sottolineano come la rotta dalla Libia sia diventata sempre più pericolosa proprio per la mancanza di soccorsi e che il rapporto tra le vittime e le persone partite è in netto aumento.
e la mancanza di soccorsi è da imputarsi alle direttive del ministro che, anche se non vuole sentirselo ricordare, provocano tutto ciò.

Se non si sente colpevole, si consideri almeno peccatore.

Ed eviti di affidarsi alla Madonnina o di confidare sui consigli di Padre Pio.

Basterebbe che presenziasse ad un qualunque incontro di catechismo di una delle sue figlie ed apprenderebbe che non aiutare gli ultimi della terra, che in questi orribili anni coincidono in larga parte con quelli che egli definisce “immigrati irregolari”, è un peccato.

E che prima di rivolgere preghiere alla Madonna o invocazioni a qualunque Santo è necessario avere il cuore e l’anima mondi da ogni peccato.

Questo dice quel cristianesimo a cui spesso fa riferimento.

Quel cristianesimo che o lo si accetta in toto o non lo si può evocare.

Per nessun motivo.

Sembrerà strano al capo politico della Lega, ma nemmeno per motivi puramente elettorali.

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