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Non abbiamo nessuna intenzione di cambiare l’ossatura e l’offerta nella sanità polesana, né siamo per chiudere ospedali o togliere loro un petalo al giorno. Garantiamo e garantiremo ogni tipo di assistenza, e in certi casi, come il punto nascita di Adria, stiamo rischiando sulla nostra pelle: lo teniamo aperto, anche se per la norma nazionale (il DM 70 del 2015) dovremmo averlo già chiuso. Si cerchi di ragionare: se avessimo voluto chiudere Adria sarebbe bastato, già nel 2015, cogliere la palla al balzo della legge nazionale. Se non l’abbiamo fatto è perché abbiamo scelto, per questo come per altri ospedali, la strada della difesa e della crescita, non quella del ridimensionamento. Al momento, ad esempio, è ancora in fase di ragionamento anche le definizione di Adria come ospedale di base o come spoke. La nostra attenzione è massima anche per Trecenta e, a maggior ragione, per l’Ospedale del capoluogo, dove solo negli ultimi tempi abbiamo investito 40 milioni”.

Lo ha detto il Presidente della Regione del Veneto che,  a Rovigo ha inaugurato il nuovo laboratorio di analisi del Santa Maria della Misericordia ed ha accolto la richiesta dei Sindaci dell’Ulss 5 Polesana incontrandoli, affiancato dall’Assessore alla Sanità e dal Direttore Generale regionale Domenico Mantoan, prima del taglio del nastro. 

Sul tappeto, i temi delle schede ospedaliere che riguardano l’area, le richieste e i timori espressi dal territorio, la carenza di medici negli ospedali. Tutti ambiti sui quali il Governatore ha voluto dare informazioni puntuali, ribattendo anche a una serie di polemiche che vorrebbero la sanità della provincia di Rovigo penalizzata dalle scelte regionali.

“Le schede ospedaliere – ha precisato il Presidente – non sono il capriccio di un presidente o di un assessore, ma l’esito di un percorso iniziato sul piano esclusivamente tecnico, valutando in maniera asettica la rispondenza delle scelte alle molte regole nazionali da rispettare. Ne è uscita un prima stesura, che la Giunta ha approvato e inviato alla Commissione Sanità del Consiglio, che ne ha fatto un approfondito dibattito alla fine del quale sono state apportate delle modifiche ed è stato espresso il previsto parere consultivo. Ora le schede tornano in Giunta per l’approvazione definitiva. Ci prenderemo il tempo necessario per valutare ulteriori ritocchi cercando, senza stravolgere l’impianto generale, di accogliere qualche altra richiesta dei territori. Ma non si dimentichi quanto la sanità è cambiata negli anni, quanto sono cambiate le necessità e i tempi delle cure, quanta tecnologia d’eccellenza c’è in tutto il Veneto con 70 milioni di investimenti l’anno, non si dimentichi che qualche anno fa per un’ernia si stava in ospedale per giorni e oggi si va a casa in quattro ore”.

Da parte sua, l’Assessore alla Sanità ha tenuto a sottolineare, confermando le affermazioni del Presidente, che “su Adria e Trecenta è stato fatto un lavoro importante, di coraggiosa difesa per il punto nascita adriese, e di sviluppo in alcuni settori anche di Trecenta. Rispetto alla prima stesura delle schede – ha ricordato – abbiamo ripristinato i posti letto di terapia intensiva a Trecenta e abbiamo disegnato una vocazione legata alle necessità del territorio, prevedendo un importante reparto riabilitativo e inserimenti di 24 posti di ospedale di comunità proprio per dare una risposta alla fragilità di questa zona legata forte invecchiamento della popolazione. Su Adria, e non è poco, abbiamo ad esempio recuperato i primariati di chirurgia generale e di urologia. Qui il grande tema – ha aggiunto – è la classificazione come ospedale di base o spoke. Si tratta anche di guardare al livello nazionale, dove il dibattito sui vincoli imposti dal DM 70 è in corso, e potrebbe portare a delle modifiche dei criteri che portano a una o all’altra definizione, come stiamo chiedendo come Veneto e come Regioni italiane”.

Rivolgendosi poi ai numerosi presenti all’inaugurazione del laboratorio di analisi, il Presidente della Regione ha affrontato altri temi di grande attualità, come la carenza di medici e le accuse, respinte con durezza al mittente, di non affrontare la situazione e di voler privilegiare il privato rispetto al pubblico.

“C’è qualcuno – ha detto – che vuole spacciare la carenza di personale come una realtà solo veneta, mentre in tutta Italia sono 56 mila i medici che mancano; che blatera accusando di inerzia la Regione, mentre abbiamo inserito nel Piano Socio Sanitario 2019-2013 la possibilità di assumere in ospedale i giovani medici specializzandi per coadiuvare le equipe nelle fattispecie più semplici come la gestione dei codici bianchi nei pronto soccorso e, per fronteggiare l’emergenza, abbiamo autorizzato i direttori generali a ingaggiare medici pensionati che desiderino dare ancora il loro apporto, e abbiano le necessarie caratteristiche personali e professionali. Apriti cielo. Sono scorsi fiumi da parole, ma con le parole non si risolvono i problemi. Il colmo è stato raggiunto quando, contro queste decisioni per fronteggiare la questione, si sono scagliati esattamente coloro che erano insorti denunciando la situazione e chiedendo interventi della Regione. Ivi comprese anche rappresentanze sindacali e professionali dei medici”.

“La verità – ha incalzato il Governatore – è che le professioni sanitarie hanno meno attrattività di un tempo, che siamo pronti ad assumere circa 700 medici ma mancano candidati per coprire i posti messi a concorso. Solo qui a Rovigo se ne potrebbero assumere 50 già da domani. Invece che parlare, tutti questi soloni ci portino nomi e cognomi e Compostella (il Dg di Rovigo) li assumerà”.

“Nessuno deve poi permettersi di dire che la Regione favorisce il privato perché, se è vero, non deve dirlo, ma andare in Procura e fare denuncia, assumendosi la responsabilità del caso. In Veneto – ha concluso – abbiamo fatto una scelta precisa: poco privato (il 12% del totale) ma di qualità, in concorrenza virtuosa con il pubblico. Basta  anche – ha concluso – con la bugia che noi favoriremmo l’esodo di medici dal pubblico al privato. Se accade, la Regione non può farci niente perché noi, come ente pubblico, non abbiamo la possibilità di contrattazione del privato che, se vuole, paga quanto vuole chi vuole”.

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