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In foto Luigi Di Maio

I temi che ho lanciato ieri sono nel contratto di governo ma credo che bisogna accelerare su quei temi. E’ chiaro ed evidente che gli interlocutori sono le forze di governo. Poi se il Pd vuole votare quelle proposte avrà l’occasione di redimersi da quanto non ha fatto in questi anni”.

Sono parole del vicepremier Luigi Dimaio, giustificate solo dal periodo (lunghissimo, estenuante) di campagna elettorale.

Sono parole che, indipendentemente da come ci si schiera pro o contro quel partito, trasudano di arroganza.

Redimersi?

Questo il verbo usato dal capo politico del movimento 5 stelle!

Probabilmente egli non ha confidenza, come già dimostrato per la coniugazione dei verbi, con l’italiano.

La prima definizione di redimere nel dizionario è riscattare, liberare, affrancare. Altra definizione di redimere è rimborsare, estinguere un debito. Redimere è anche liberare una proprietà da un vincolo.

E di cosa dovrebbe redimersi un partito politico, in questo caso il PD, domani sarà la LegaNord, dopodomani ForzaItalia?

Di cosa dovrebbe chiedere ammenda per far contento Luigi Dimaio?

Dovrebbe far abiura del proprio passato? Dovrebbe promettere di approvare incondizionatamente tutto quanto proposto dal Movimeto5Stelle, compresa la pratica di far politica attraverso la rrrete?

Questo modo di pensare e di agire è caratteristico di quanti non ammettono alternative al proprio modo di pensare ed agire.

Di quanti sono convinti di essere nel giusto e giustificano il loro modo di pensare ed agire in virtù della propria autoproclamata correttezza.

Nessun dubbio. “Noi i giusti ed onesti, tutti gli altri disonesti”.

E quindi da redimere.

Arroganza.

Tutto ciò è arroganza.

Prepotenza, in  dose così massiccia che se non fossimo dotati di quel “spirto guerrir che entro ci rugge” ne saremo spaventati.

E vista la caratura del personaggio che si permette di parlare di redenzione a vanvera, noi ci permettiamo altresì di assopirci sotto l’ombra dell’ultimo sole, come quel pescatore, che aveva un solco lungo il viso, come una specie di sorriso. 

Antonello Bespan

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