CONDIVIDI

Dopo i sorrisi e l’esultanza per la vittoria, con il suo partito che ha guadagnato quasi 40 seggi in più rispetto alle elezioni precedenti, il difficile per Pedro Sanchez arriva adesso. Formare il nuovo Governo spagnolo sarà un rebus complicatissimo da risolvere. La strada che il premier uscente socialista dovrà percorrere per arrivare ai 176 necessari per la maggioranza assoluta è tutta in salita. Il Psoe ha conquistato 123 scranni. A questi, ai fini della formazione di un nuovo esecutivo, si dovrebbero sommare i seggi conquistati da Podemos, il partito di Sinistra di Pablo Iglesias, che ha ottenuto 42 seggi. Un’alleanza tutta da costruire, che però è insufficiente a raggiungere la soglia necessaria.

Le soluzioni che si pongono davanti a Pedro Sanchez non sono molte.

Col passare delle ore prende sempre più piede l’idea l’idea di un governo monocolore, di soli socialisti. L’ipotesi è praticabile, certo, ma non faciliterebbe la vita a Sanchez ealla sua squadra. A parlare di questa eventualità è Carmen Calvo, la vice del premier uscente, che a El Pais ha spiegato: “Pensiamo di poter continuare con questa formula. Ci proveremo, perché pensiamo di avere molto consenso per varie ragioni. Ma soprattutto perché crediamo come partito e come governo, in un periodo di tempo breve, la gente ci ha capito molto bene”.

Le altre opzioni contemplano necessariamente qualche forma di negoziazione. L‘alleanza con i liberali di Ciudadanos è un’ipotesi piuttosto remota. I sostenitori di Sanchez, mentre festeggiavano la vittoria, hanno urlato: “Con Rivera no!”. E Sanchez ha risposto senza indugi: “Lo avete detto chiaramente”. E dal fronte di Ciudadanos hanno risposto con la stessa arma.

A questo punto al premier uscente non resterebbe che guardare ai partiti regionali e indipendentisti con il rischio, però, di doversi rivolgere prima o poi anche ai catalani. Gli stessi che hanno dato un contributo determinante alla caduta del suo Governo a febbraio.

I primi interlocutori del leader socialista dovrebbero essere i baschi, che siederanno in Parlamento con due formazioni politiche. Una di queste, il partito dei Nazionalisti, dovrebbe appoggiarlo senza troppe resistenze, ma ha ottenuto solo 6 seggi. Per arrivare alla fatidica soglia di 176 ne servirebbero ancora almeno cinque. Dove trovarli? Sanchez potrebbe chiedere il supporto di altri piccoli partiti regionali. Se dovessero acconsentire il leader socialista avrebbe una maggioranza risicata, ma potrebbe andare avanti.

Socialisti primo partito. Sanchez: “Ora governo per rafforzare l’Europa”

Se anche non dovesse raggiungere l’agognata soglia di 176, il premier uscente potrebbe ottenere la fiducia del Parlamento in seconda votazione. Secondo l’articolo 99 della Costituzione spagnola, infatti, la maggioranza assoluta serve solo per essere investito subito dopo il primo voto della nuova Camera. Successivamente basta la maggioranza semplice e, quindi – come spiega El Pais– sarebbe sufficiente l’astensione Esquerra Republicana de Catalunya, il partito di Oriol Junqueras, l’ex vicepresidente del governo regionale catalano, in carcere dopo il referendum sull’indipendenza della regione.

Ammesso che sia praticabile, quest’opzione permetterebbe a Sanchez di superare solo il primo scoglio. I problemi veri sorgerebbero poi quando il governo si troverebbe a far passare i suoi provvedimenti in Parlamento. Senza una maggioranza stabile potrebbe ripetersi lo scenario di qualche mese fa, quando in uno scenario di costante logoramento, l’esecutivo è stato costretto a gettare la spugna dopo il no della maggioranza dei deputati alla legge di Bilancio.

FEDERICA OLIVO

Fonte: thehuffingtonpost.it

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.