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Martedì 30 aprile ultimo giorno per la presentazione delle istanze di rottamazione ter e “saldo e stralcio”, un milione quelle previste in Italia. Il presidente Carlo Valerio: «In tanti hanno approfittato di quello che assomiglia molto a un condono, ma se siamo arrivati a questo punto è anche per via di un quadro normativo farraginoso e ostile al contribuente. La pace fiscalepuò essere valutata positivamente solo se sarà seguita da una vera riforma strutturale».

Martedì 30 aprile. È questa la data della scadenza ultima per presentare la domanda per la rottamazione ter delle cartelle esattoriali e il “saldo e stralcio” delle mini-cartelle esattoriali introdotto dalla manovra 2019. Secondo le ultime stime, e considerando lo “sprint” finale dei contribuenti interessati, le adesioni complessive alla cosiddetta “pace fiscale” potrebbero superare il milione. Stando ai dati ufficiali aggiornati a un paio di settimane dall’Agenzia delle entrate-Riscossione, le domande per la rottamazione ter presentate erano già 725 mila, e altre 140 mila riguardavano il “saldo e stralcio”, con il Lazio virtualmente in testa (135 mila domande complessive), davanti a Lombardia (127 mila) e Campania (99 mila). E in Veneto? Fabbrica Padova, centro studi di Confapi, stima che saranno all’incirca 60 mila le domande presentate, di cui circa 50 mila per la rottamazione ter e 10 mila per il “saldo e stralcio”.

Ma come vanno accolti e interpretati questi dati? «A tutti gli effetti, quando lo Stato cancella un debito al contribuente viene da pensare a un condono e, in genere, quando uno Stato ricorre ai condoni non dà un bel segnale. Noi però vogliamo guardare l’aspetto positivo della “pace fiscale” e interpretarla come la possibilità di ripartire, una sorta di nuovo inizio per tanti imprenditori e per lo stesso Stato», afferma il presidente di Confapi Padova Carlo Valerio. «Mi spiego: il boom di domande dimostra che in tanti si sono trovati in una situazione digrave e comprovata difficoltà economica e nella necessità di pagare i debiti fiscali e contributivi in forma ridotta, ma anche che in tanti si sono scontrati con un quadro fiscale farraginoso o ostile, come dimostra anche l’alto numero di contenziosi tributari (si veda lo studio di Fabbrica Padova: SE IL CONTENZIOSO COL FISCO DIVENTA UN’ODISSEA: IN VENETO 2095 SENTENZE FAVOREVOLI AL CONTRIBUENTE MA SERVE QUASI UN ANNO E MEZZO PER ARRIVARCI…”, ndr). Il problema è che non ci sono disposizioni che evitino in futuro il ripresentarsi dicondizioni simili: uno Stato serio prima di tutto dovrebbe preoccuparsi di dar vita a una riforma fiscale complessiva, mirata alla riduzione del peso delle tasse e del costo del lavoro, in particolare per le piccole imprese. Per questo diciamo che, se da qui si parte per ridisegnare il quadro normativo e, sostanzialmente, cambiare registro, va bene anche la pace fiscale, anche se assomiglia a un condono. Ma sarà sul serio così?».

Stando al Def, le operazioni di rottamazione degli ultimi tre anni (comprese quindi anche le rate ancora in sospeso delle prime due definizioni agevolate) dovrebbero garantire nel 2019 incassi per 949 milioni di euro, che saliranno a 1,5 miliardi nel 2020, 1,3 miliardi circa nel 2021, per sfiorare 1,7 miliardi di euro nel 2022. La rottamazione ter delle cartelle esattoriali (senza corrispondere le sanzioni e gli interessi di mora) è partita a novembre 2018. Il saldo e stralcio delle cartelle (per i debiti fiscali affidati all’agente della riscossione tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2017) è invece entrato in vigore il 1° gennaio 2019. Prevede il pagamento di un percentuale tra il 16 e il 35% dell’importo dovuto riservato ai contribuenti in situazione di grave e comprovata difficoltà economica.

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