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«Vogliamo che il nostro voto conti». È a partire da questo principio che, in vista delle elezioni del Parlamento europeo in programma il prossimo 26 maggio, Confapi e Cea-Pme, la confederazione europea delle Pmi, hanno lanciato una campagna di sensibilizzazione per evidenziare la necessità di mettere le piccole e medie imprese al centro delle politiche dell’UE. Un vero e proprio manifesto, con un dettagliato programma di misure e cambiamenti che non possono più essere procrastinati. Oggi, in concomitanza con la scadenza per lepresentazioni delle liste elettorali, Confapi Padova lo vuole portare con forza all’attenzione dei candidati del Veneto.

 «Il 70% delle leggi che interessano le piccole e medie industrie private ha origine a Bruxelles e Strasburgo e le Pmi rappresentano il 50% degli elettori europei», evidenza Carlo Valerio, presidente dell’Associazione di viale dell’Industria. «Dei 23 milioni di aziende registrate in Europa il 99% sono Pmi. E sono sempre le Pmi che formano l’80% dei lavoratori qualificati, impiegano il 60% dei lavoratori e creano i due terzi della ricchezza. Ecco perché le elezioni europee ci riguardano da vicino. Ed ecco perché come Associazione dobbiamo far sentire la nostra voce».

 Il documento presentato s’intitola “Cosa vogliono le Pmi europee”: chiede di istituire una “politica per le Pmi” dell’UE a tutti i livelli, rivalutando il principio di sussidiarietà e mettendo al centro i valori comuni nell’ottica dell’integrazione europea. Partendo dall’assunto che non c’è occupazione senza imprenditori che assumono le Pmi europee chiedono la riduzione e la semplificazione della burocrazia, lo sfruttamento del mercato unico interno, l’equità e l’uniformità fiscale, la responsabilità comune della migrazione, più ricerca e innovazione, istruzione e formazione professionale, libero scambio a dimensione di Pmi, e una politica estera e di sicurezza comune.

Uno dei temi che più sta a cuore agli imprenditori è l’equità fiscale. «La politica fiscale sovrana dei singoli Stati membri deve essere accompagnata da un sistema fiscale equiparabile a livello internazionale. Tra le richieste avanzate per la salvaguardia della concorrenza leale c’è l’introduzione di un’unica base di tassazione per le imprese. Chiediamo inoltre il rispetto del Codice di condotta del Consiglio europeo che cerca di evitare “una concorrenza fiscale dannosa”. Le soluzioni nazionali o isolate dei singoli Stati danno luogo a distorsioni a favore dei concorrenti stranieri», aggiunge Valerio. «L’UE deve utilizzare maggiormente la propria competenza in materia di imposte indirette per un’armonizzazione maggiore. Solo un mercato unico completo in cui le norme comuni si applicano in modo efficiente e che porta flessibilità e certezza del diritto può resistere. La revisione dei regolamenti esistenti e la loro semplificazione non devono essere solo richieste a livello politico, ma devono infine trasformarsi in misure concrete. Così come dovrebbe succedere per l’idea del mercato unico digitale e in campo amministrativo: anche se sono soprattutto gli Stati membri a difendere più il proprio apparato burocratico che il legittimo interesse degli imprenditori a lavorare, l’Unione europea potrebbe fare molto di più per un cambio di paradigma nelle pubbliche amministrazioni, sostenendo con forza l’introduzione armonizzata dell’e-government per il 90% delle procedure con l’uso di tecnologie che consentono lo scambio tra amministrazioni e paesi diversi».

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