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In foto Nicola Zingaretti

Un’”Italia ferma” , previsioni per il Pil, già ribassate a ottobre al +0,9%, azzerate per il 2019 e un allarme recessione, che potrà essere evitata “solo grazie all’espansione, non brillante, della domanda estera” o con un “cambio di passo nella politica economica nazionale”.

E’ quanto certifica il Centro studi di Confindustria, che nelle previsioni degli economisti di via dell’Astronomia elenca, tra i fattori che più preoccupano, “una manovra di bilancio poco orientata alla crescita”, “l’aumento del premio di rischio che gli investitori chiedono” sui titoli pubblici italiani, e “il progressivo crollo della fiducia delle imprese” rilevato “da marzo, dalle elezioni in poi”. Mentre anche gli investimenti privati, calcola Confindustria, sono per la prima volta in calo (-2,5%, escluse costruzioni) dopo 4 anni di risalita.

Quanto al lavoro, secondo il Centro studi per ora non si vede, nel 2019, “un’inversione di tendenza nei contratti”, con anzi il numero di lavoratori dipendenti “tendenzialmente fermo”, e un calo del lavoro a termine che “non è ancora compensato dai contratti a tempo determinato”. E infine la fotografia impietosa di un 2018 definito “a due velocità”, visto che nei primi 6 mesi l’occupazione è cresciuta di 198.000 unità, mentre da giugno a dicembre, e cioè nei mesi in cui si è pienamente insediato il nuovo governo, il cui primo provvedimento è stato il “decreto dignità” di Di Maio, l’occupazione è calata di 84.000 posti. Con il risultato che nel 2019 l’occupazione resterà “sostanzialmente stabile al +0,1%”, mentre nelle previsioni aumenterà dello 0,4% nel 2020.

Dunque un quadro fosco per la nostra economia, con alle porte un allarme recessione già evidenziato nei giorni scorsi da diversi osservatori, di cui incredibilmente il governo sembra non accorgersi, mentre al contrario va avanti spedito su misure in deficit come Quota 100 e Reddito di cittadinanza, che per via dell’Astronomia “daranno un contributo, seppure esiguo, alla crescita economica” ma che, avverte il Centro studi ” hanno contribuito al rialzo dei tassi sovrani e al calo della fiducia, con un impatto negativo sulla crescita”.

“Bankitalia e il Centro studi Confindustria purtroppo confermano quello che diciamo da tempo”, è il commento a caldo, in un post su Facebook, del segretario del Pd Nicola Zingaretti, cha aggiunge: “Peggiora l’economia, crescita zero, occupazione in stallo, rischio stangata da 32 miliardi di euro. Questo Governo continua a litigare su tutto e prosegue con la propaganda dei selfie, ma nelle sue politiche non c’è traccia di iniziative per lo sviluppo e per il lavoro”.
“Cosi’- prosegue Zingaretti nel post – l’Italia affonda”.

Fonte: democratica.it

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