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Abbiamo letto il comunicato un paio di volte.

Abbiamo pensato si trattasse di uno scherzo.

Ma il primo aprile è ancora lontano.

E chi ha proposto la soluzione sembra crederci veramente.

Diciamocelo, la soluzione è bizzarra.

A tratti onirica, ma la Cia di Ferrara come già detto sembra credervi.

La Cia (non fatevi illusioni, trattasi della confederazione italiana agricoltori!!) crede che contro le nutrie e le oche selvatiche, definite vero dramma del territorio, si debbano importare coccodrilli.

E’ una proposta “evidentemente provocatoria”.

Lo sottolinea lo stesso ufficio stampa di Cia, ma fino ad un certo punto, tant’è che il presidente ferrarese Gianfranco Tomasoni, lamentando l’invasione di specie non autoctone sul territorio, punta a una possibile soluzione: diffondere un “antagonista naturale” delle specie fuori controllo per ristabilire un equilibrio nell’habitat.

È preoccupato per i costi. Non quelli ipotetici relativi all’importazione dei coccodrilli, quanto quelli che le aziende agricole sono costrette a sostenere.

Costi molto alti, costi che servono per la dissuasione delle nutrie e delle oche selvatiche, costi relativi all’acquisto di palloni e di cannoni che, ad oggi non rappresentano una soluzione efficace.

Conti alla mano, servono almeno 10 palloni per ettaro che costano dai 9 ai 10 euro. a questi bisogna aggiungere bastoni e ferri per fissarli. Quindi un’azienda di dimensioni medie, di circa 60 ettari, spende 6mila euro.

Per non parlare dei cannoni, disseminati in tutto il territorio anche a ridosso del Parco del Delta del Po. 

E allora ecco la soluzione provocatoria: visto che le nutrie sono sudamericane e le oche selvatiche provengono dal Canada. Importiamo anche i coccodrilli.

Chiosa finale nostra.

Le nutrie servivano per fare pellicce, con i coccodrilli faremo cinture, portafogli e scarpe.

Animalisti permettendo.

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