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L´Unione europea ha finalmente messo un sigillo di legge contro le pratiche commerciali sleali nel settore agroalimentare, armonizzando di fatto una ventina di norme già in vigore negli Stati membri, all’insegna della trasparenza e della correttezza nelle transazioni tra fornitori e grande distribuzione.

Ieri, a Strasburgo, il Parlamento europeo ha votato infatti a grande maggioranza il via libera alla direttiva, di cui sono stato relatore, che mette al bando 16 pratiche scorrette, e purtroppo molto diffuse, nei rapporti tra agricoltori, aziende di trasformazione e catene distributive. Un ventaglio di praticheche spesso danneggiano i produttori a monte della catena alimentare, ma con riflessi negativi per tutti i cittadini e consumatori italiani ed europei.

Tra i punti qualificanti della direttiva, ci sono l’obbligo di pagamento ai fornitori entro 30 giorni dalla consegna per la merce deperibile, ed entro 60 giorni per quella non deperibile; la messa al bando di modifiche unilaterali dei contratti di fornitura e la restituzione dei prodotti invenduti; la richiesta di pagamento per servizi non resi. Ancora, l’obbligo di un contratto scritto se richiesto dal fornitore, il divieto di abuso di informazioni confidenziali del fornitore da parte dell’acquirente e il divieto di ritorsioni commerciali, o anche solo la minaccia di ritorsioni nel caso in cui il fornitore si avvalga dei diritti garantiti dalla direttiva.

Di fronte a queste pratiche sleali, i fornitori potranno sporgere denuncia in modo anonimo a una Autorità nazionale di contrasto, da istituire con la legge di recepimento nazionale, che potrà imporre agli acquirenti anche il pagamento di pesanti sanzioni amministrative.

Il danno di questi comportamenti scorretti in Europa è stimato in oltre 10 miliardi di euro l’anno, con costi aggiuntivi per chi li subisce di circa 4,4 miliardi. Tali pratiche sleali hanno purtroppo un impatto anche sui consumatori, perché una filiera con una distribuzione inefficiente delle risorse diventa un ricettacolo per gli sprechi e mette sotto pressione anche i produttori più onesti e virtuosi. E questo in una corsa al ribasso dei prezzi che deprime sia la qualità dei prodotti destinati alle nostre tavole, sia quella del processo produttivo, incentivando sfruttamento del lavoro e praticheproduttive insostenibili.

Nel corso delle negoziazioni inter-istituzionali con Commissione europea e Stati membri, abbiamo migliorato notevolmente il testo proposto dal Commissario Hogan nell’aprile 2018. Aumentando il livello di tutela a tutti gli agricoltori e tutte le imprese agroalimentari con un fatturato fino a 350 milioni di euro. In questo modo la direttiva proteggerà il 100% degli agricoltori e oltre il 97% delle imprese alimentari europee. Percentuale, quest’ultima, che arriva addirittura al 99% delle imprese italiane.

Una base legislativa già molto ambiziosa, che comunque potrà essere ulteriormente allargata con la nostra legge di recepimento.
La battaglia che siamo riusciti a vincere a livello europeo, risulterebbe infatti vana se non venisse rapidamente recepita nella legislazione nazionale, estendendo la protezione a tutti i produttori e integrando la lista di pratiche proibite con le vendite sotto costo e le aste a doppio ribasso.

L’approvazione della direttiva rappresenta il risultato di un grande lavoro di squadra della delegazione del Partito Democratico e del Gruppo S&D al Parlamento europeo, oltre che dei principali Gruppi politici dell’emiciclo Ue. Mi auguro che questa direzione possa continuare ad essere seguita in futuro, con lo stesso impegno, serietà e collaborazione da parte di tutti.

Paolo de Castro

FONTE: DEMOCRATICA.IT

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