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Il pressing di tre Paesi che chiedono il rispetto degli impegni presi. L’Europa che osserva con impazienza gli sviluppi. Il governo che nicchia, prende tempo. Le due anime della maggioranza divise sul da farsi. Le proteste che arrivano dal territorio. Sembra un film già visto, con una trama nota, anche se questa volta il protagonista non si chiama Tav o Tap, ma «EastMed». Un progetto da oltre sei miliardi di euro per costruire un gasdotto lungo più di due mila chilometri, con un tratto sottomarino tra i più estesi al mondo (1300 chilometri). Un canale per portare in Europa 15-20 miliardi di metri cubi di gas naturale l’anno dai giacimenti al largo di Israele e di Cipro, via Grecia, favorendo la diversificazione energetica e riducendo così la dipendenza dalla Russia. Lo sbocco in Italia è previsto ad Otranto, una trentina di chilometri a Sud di Melendugno, il luogo in cui terminerà il contestato gasdotto del Tap.

Il progetto «EastMed-Poseidon» (Poseidon è il nome del tratto tra Italia e Grecia) è già stato approvato dai precedenti governi italiani: l’ex ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, aveva siglato nel 2017 una dichiarazione congiunta con i colleghi di Grecia, Cipro e Israele. A benedire l’intesa c’era anche il commissario europeo Miguel Arias Cañete, visto che l’Ue si è impegnata a cofinanziare i lavori. La firma dell’accordo definitivo era prevista entro la fine di marzo, ma ora l’Italia ha fatto sapere di volersi prendere un po’ di tempo. Nonostante Matteo Salvini si fosse speso in prima persona per sostenere l’utilità di questo progetto durante la sua visita in Israele nel dicembre scorso: «Credo in questo progetto – aveva detto – e invito le aziende italiane a partecipare. Non c’è alcun impatto di tipo ambientale. Avere maggiori forniture di gas aiuta a ridurre il costo della bolletta per gli italiani».
Ma il M5S, dopo aver deluso gli attivisti pugliesi con il via libera alla realizzazione del Tap, ora è di nuovo sotto la pressione degli ambientalisti. Una trentina di associazioni hanno sottoscritto una lettera a Conte, Di Maio e al ministro dell’Ambiente Costa chiedendo di bloccare l’opera. Per questo l’esecutivo ha deciso di premere sul tasto «rinvio». Il ministero dell’Ambiente avrebbe ordinato una nuova valutazione di impatto ambientale.
«Il governo italiano non ci ha fornito motivazioni concrete», racconta – sotto garanzia di anonimato – un diplomatico che lavora per uno degli altri Paesi coinvolti. «La nostra impressione – continua – è che ci siano ragioni elettorali dietro questo stop e non un ripensamento sul merito. Ma non sappiamo ancora se dopo le elezioni qualcosa si sbloccherà». Il via ai lavori era previsto già per quest’anno, con l’obiettivo di concludersi nel giro di 5 anni.

La fretta dei partner
Per Cipro e Grecia l’opera ha un’importanza strategica non soltanto dal punto di vista economico: andrebbe a sigillare una partnership regionale molto più vasta con Israele. I governi dei tre Paesi hanno fretta perché vogliono presentarsi alle elezioni (per Israele quelle parlamentari) con il progetto avviato. Per questo si è fatta largo anche l’ipotesi di un’intesa preliminare a tre, con l’Italia che si aggiungerebbe in corsa. Ma difficilmente potrebbero partire i lavori senza un accordo con Roma.
Il progetto è osteggiato dalla Turchia – che vede ridursi la sua influenza regionale e il suo ruolo di hub energetico – e dall’Egitto, che invece punta a un accordo con Nicosia per trasferire sulle sue coste il gas naturale estratto al largo dell’isola. In realtà l’Egitto, con i grandi giacimenti potrebbe in un secondo momento essere associato proprio a EastMed. Nei giorni scorsi Exxon Mobil ha annunciato di aver scoperto un giacimento di gas naturale al largo di Cipro, un bacino che avrebbe una capacità pari a 200 miliardi di metri cubi. Ovviamente anche la Russia, principale fornitore Ue, non vede di buon occhio il nuovo gasdotto. La Commissione Ue ha dichiarato che il gasdotto EastMed è un «progetto di interesse comune». Ha già stanziato circa 100 milioni di euro per gli studi di fattibilità e ora è in attesa della firma per definire il finanziamento. «La decisione – spiega un funzionario Ue – è prevista per l’autunno di quest’anno».
Lunedì a Bruxelles c’è stata una riunione dei 28 ministri dell’Energia e per l’Italia era presente il sottosegretario Andrea Cioffi. Contattato per avere chiarimenti sulla posizione italiana, lo staff dell’esponente M5S ha invitato a rivolgersi direttamente ai piani più alti del ministero dello Sviluppo Economico. Ma, nonostante le ripetute richieste, non è arrivata alcuna spiegazione ufficiale.
Del caso ne hanno parlato, a fine gennaio, anche il premier Conte e il presidente cipriota Anastasiadis a margine del summit Med7 a Nicosia, ma anche Netanyahu e il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, durante la sua recente visita in Israele. Ma al momento l’intesa è bloccata.

Marco Bresolin

Fonte: LA STAMPA

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