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Un anno fa, a poche ore dal risultato delle elezioni politiche, l’Italia si trovava in una situazione mai vissuta precedentemente.

3 blocchi, uno contro l’altro armati, in uno stallo alla messicana che, nemmeno il Tarantino più splatter poteva immaginare.

Le percentuali delle singole forze in campo non consentivano la formazione di nessun governo e come ben si ricorderà ci vollero due mesi per la formazione del nuovo governo.

Presieduto dal Presidente indicato, con due vicepremier.

Il governo del cambiamento, guidato dall’avvocato del popolo.

Di questo governo molti italiani si sono fatti un’idea. Ma abbiamo il terrore che molti, nel governo, non abbiano ancora sviluppato un’idea per l’Italia di domani.

Ma questi sono giudizi personali.

Molto di più valgono i consensi, reali, raccolti nel corso di questi 12 mesi. Oppure i consensi, virtuali, derivanti dalle intenzioni di voto registrate dai vari istituti di ricerca statistica.

La fotografia che ne esce da questi ultimi è piuttosto chiara. Le complicazioni emergono se, sulla base di questi dati, si volessero trarre delle conclusioni per la formazione di un nuovo (ipotetico, ma non troppo) governo dopo le elezioni europee.

Il dato più sorprendente è quello relativo aa uno dei due partiti al governo: la Lega.

Questo partito, che ad oggi è il più “vecchio” dell’arco costituzionale attuale, dopo dodici mesi vede il proprio consenso quasi raddoppiato.

L’altro dato che balza agli occhi è quello dell’altro partito di governo, il M5S che precipita nei sondaggi. Dai quasi 33 punti percentuali oggi, secondo le rilevazioni statistiche raggiungerebbe a malapena il 22%.

Stabile il Partito democratico, anche se ad onor del vero è reduce da montagne russe emozionali ( e non solo). veleggia tra il 18 e il 19 per cento e le novità legate all’elezione del nuovo segretario indicano una rinnovata vitalità.

Variazioni quasi insignificanti per Fratelli d’Italia e per i piccoli partiti del centrosinistra e della sinistra, male invece Forza Italia, che il 4 marzo 2018 aveva raccolto il 14 per cento dei voti ed ora non arriva al 10.

Uno dei dati più eclatanti però riguarda i votanti. Infatti se l’affluenza registrata un anno fa era del il 73 per cento degli elettori aventi diritto, oggi si dice pronto a votare il 64,5 per cento.

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