CONDIVIDI

Il conto alla rovescia volge ormai al termine. E chi avesse intenzione di cambiare l’auto farebbe bene a sbrigarsi. Il 1° marzo entra infatti in vigore il nuovo regime fiscale introdotto con l’ultima legge di Bilancio. La versione definitiva della discussa e tormentata norma, valida fino al 31 dicembre 2021, si ispira agli stessi concetti che in campo assicurativo caratterizzano le polizze bonus-malus: premiare (e incoraggiare) i comportamenti virtuosi che privilegiano l’attenzione all’ambiente, penalizzando chi su questo tema manifesta una minore sensibilità. Detta così, sembrerebbe una suddivisione molto manichea: utilitarie da una parte, supercar dall’altra. La realtà è molto più sfaccettata e complessa, e dipende dall’articolazione che il legislatore ha voluto dare alle norme e al relativo impatto sulle tasche e le propensioni dei consumatori/automobilisti. A definire il livello della tassazione provvedono le emissioni di CO2 come risultano dai dati di omologazione presenti nel libretto di circolazione (seconda facciata, voce V7). Su questa base, l’acquisto di una vettura con emissioni non superiori ai 20 g/km (valore alla portata solo di auto al 100% elettriche) dà diritto a un ecobonus di 4.000 euro (6.000 in caso di contestuale rottamazione di un veicolo fino a Euro 4), mentre tra i 20 e i 70 g/km il bonus scende a 1.500 euro (2.500 con rottamazione). Anche quando sono ecologicamente virtuosi, i ricchi piangono: non è infatti previsto nessun contributo se il listino dell’auto, per quanto «pulita», supera i 50.000 euro. Incentivi senza se e senza ma sono invece quelli riservato a chi acquista un veicolo elettrico a due ruote: motorini e moto a batteria beneficiano di uno sconto del 30% sul prezzo d’acquisto, con un tetto massimo di 3.000 euro per contributo.

Seppur di segno opposto, la gradualità caratterizza anche l’ecotassa, che scatta quando il numero indicato alla voce V7 del libretto è superiore a 160: il tal caso il balzello è di 1.000 euro, che salgono a 1.600 tra i 176 e i 200 g/km, a 2.000 tra i 200 e i 250 g/km, limite oltre il quale l’imposta tocca il massimo di 2.500 euro. Un livello generalmente raggiunto di modelli di prezzo talmente elevato che il «fee» imposto dallo Stato diventa ininfluente sulle decisioni d’acquisto. Tra le due categorie c’è una vasta zona cuscinetto in cui la nuova normativa non ha alcun effetto: nella fascia di emissioni compresa tra i 71 e i 160 g/km di CO2 si colloca infatti la stragrande maggioranza dell’offerta automobilistica italiana, tra cui quasi l’intera produzione dei costruttori generalisti e una buona fetta dei listini premium. Per chi è interessato a questi modelli non cambia nulla. A doversi affrettare sono piuttosto coloro che intendono acquistare un’auto passibile di ecotassa. Per dribblare la sovraimposta non basta infatti recarsi in concessionaria e sottoscrivere il contratto, ma è infatti necessario che la vettura venga immatricolata entro la fine di febbraio. Chi non se la sente di affrontare questa corsa contro il tempo può sempre rivolgersi all’usato recente (e perché no ai «chilometri zero»), meglio se coperto dalla garanzia che ormai tutte le case forniscono a corredo del loro usato di qualità. C’è poi un cerchia, ristretta ma presente, di automobilisti «costretti» a correre per evitare il balzello: sono coloro che sono proprietari di una vettura con targa estera: a partire dal 1° marzo l’immatricolazione italiana sarà soggetta all’ecotassa, sempre che l’auto superi il fatidico muro dei 160 g/km di CO2.

Per completare il quadro delle «istruzioni per l’uso», anche le diverse declinazioni di uno stesso modello possono nascondere delle insidie per il portafogli. Per esempio, l’alternativa tra le due e le quattro ruote motrici, piuttosto che la scelta di accessori opzionali capaci di impattare sull’efficienza aerodinamica e quindi sui valori di omologazione delle emissioni sono in grado di determinare l’ingresso nell’ostile mondo dell’ecotassa o uno sgradito – e costoso – salto di categoria. Meglio quindi informarsi prima piuttosto che lamentarsi dopo (oltretutto inutilmente).

Fonte: Il Messaggero

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.