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«Papà, consegna pure i soldi che ti chiedono». L’ultima versione della truffa agli anziani ha un aspetto rassicurante, una trappola nella trappola. I raggiratori usano voci pre-registrate sugli smartphone, e distorte con apposite App, per far credere ai pensionati che la richiesta di soldi arrivi direttamente dai figli. Registrazioni lampo che lasciano sorprese le vittime e pronte ad aprire subito il portafogli. L’altra mattina, un settantacinquenne agganciato sulla via Tuscolana, sentita la voce del figlio, o meglio una registrazione esca con la presunta voce del figlio, ovviamente camuffata e in lontananza, è andato direttamente col truffatore a ritirare i soldi in banca: seicento euro che sarebbero serviti al figliolo per pagare un pc. «Papà, fa come ti dice. Dagli i soldi, grazie». Gli investigatori l’hanno ribattezzata la “truffa del vocale”. Il ladro che agiva sulla Tuscolana – Vincenzo Picone, quarantenne napoletano – è stato arrestato praticamente sul fatto e per un pezzo non potrà tornare a Roma, visto che il giudice che ieri lo ha processato per direttissima (e subito liberato) ha disposto il divieto di dimora nel Lazio.

SI CERCANO I COMPLICI 
Ma ci sono altri complici in giro, o semplicemente altri truffatore del genere. Le truffe sono studiate. Agli imbroglioni basta mettersi in coda negli uffici postali, nei panifici, persino in chiesa, per conoscere i nomi degli anziani più fragili e meglio raggirabili. Apprese le generalità il lavoro è già a buon punto. Basta seguire le prede sui marciapiedi, chiamarle per nome alle spalle, e poi raccontare loro frottole. Al pensionato raggirato martedì, in via Tuscolana, a un passo dalla metro Giulia Agricola, Vincenzo Picone si era presentato come un amico del figlio. «Suo figlio ha comprato un computer da seicento euro- ha esordito – Ma poi si è accorto che non aveva soldi. Ha mandato me da lei». L’anziano deve essersi un po’ sorpreso, allora, il truffatore gli ha passato il telefonino col messaggio vocale: «Papà, tranquillo. Dai pure a lui i soldi. Grazie». L’anziano allora senza più esitazioni si è recato in banca assieme allo sconosciuto ed ha prelevato al bancomat la somma richiesta: seicento euro.

Un paio di minuti dopo il quarantenne napoletano è stato fermato dagli agenti del commissariato Tuscolano mentre risaliva in macchina. Un controllo di routine, almeno secondo quanto riferito dagli investigatori, avrebbe così portato a scoperchiare la truffa. Un fermo subito avallato dal pm Tiziana Cugini. In aula, davanti al pm Mario Pesci che aveva chiesto la misura cautelare in carcere, l’arrestato ha provato a parlare di “fraintendimenti”. Con un’altra truffa lanciata si promettono, invece, funerali low cost, con bara e vestizione compresa. Ritirato l’acconto, o peggio il saldo, i finti cassamortari poi spariscono. Al lavoro (finti) becchini telefonici che con costanza e in maniera certosina, contattano ultraottantenni, a cui promettono un servizio completo per funerale. In questo caso per sollevare i figlida spiacevoli incombenze.

Fonte: Il Messaggero.it

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