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Fabbrica Padova, centro studi di Confapi, evidenzia l’intasamento del 18 febbraio, ma fanno ancora più specie le scadenze di dieci giorni dopo, che non prevedono gettito aggiuntivo per le casse dello Stato, ma solo nuovi impacci per imprenditori e contribuenti. Il presidente Carlo Valerio: «Non bastavano una pressione fiscale tornata a salire sopra il 42% e un sistema farraginoso per le e-fatturazioni: ora lo Stato ci seppellisce di richieste per dimostrarsi efficiente».

La prima data da cerchiare in rosso è il 18 febbraio. Lo è perché, dal versamento dell’Irpef da parte dei titolari di partita Iva, arrivando ai versamenti obbligatori dell’Inps, si potranno mettere in fila 65 tipi diversi di imposte da pagare, tutte con la stessa scadenza. Ma a fare ancora più specie è quanto accadrà dieci giorni dopo, il 28 febbraio. Quel giorno lo scadenziario dell’Agenzia delle Entrate prevede ben 23 comunicazioni per imprenditori e contribuenti. Si badi bene: di queste, nessuna determina il versamento di imposte. E, tuttavia, nell’insieme consentono al Fisco di predisporre alcune forme di pre-compilazione delle dichiarazioni dei redditi dei cittadini.

«In altre parole», evidenzia il presidente di Confapi Padova Carlo Valerio, «le imprese si mettono al servizio dello Stato, per permettere allo Stato di dimostrarsi efficiente agli occhi dei cittadini. Parliamo di richieste che presuppongono dei costi aggiuntivi per le aziende italiane e non determinano un maggior gettito per le casse pubbliche, anzi: la fruizione automatica delle detrazioni d’imposta ottenibili da parte dei cittadini con queste comunicazioni riduce il potenziale gettito. Il che rafforza una constatazione: in una recente audizione alla Commissione Finanze della Camera dei deputati Confapi ha fatto notare come nel rapporto internazionale che misura la “facilità” del sistema fiscale l’Italia si classifichi ultima in Europa e 141^ nel mondo. Un imprenditore italiano medio impiega 238 ore annue per pagare le imposte, il 46% in più della media Ocse. Ecco: sono costi, tempo e risorse sottratti all’attività d’impresa».

Non è tutto. Come fa notare Fabbrica Padova, centro studi dell’Associazione, lo scadenziario nazionale predisposto dall’Agenzia delle Entrate (https://www1.agenziaentrate.gov.it/strumenti/scadenzario/main.php) si ferma al febbraio 2019, senza fornire nessuna indicazione sui mesi successivi, alla faccia della programmazione. Arduo immaginare come il cittadino e l’imprenditore possano pianificare le proprie scadenze.

«E ad aggravare il quadro c’è il fatto che tutto è abbinato all’avvento della fatturazione elettronica che ha determinato un cambiamento epocale nella gestione documentale delle nostre imprese», aggiunge il presidente Valerio. «A quanto risulta, lo scambio documentale tra SDI (il sistema informatico dell’Agenzia delle Entrate) e le software house che offrono servizi di fatturazione elettronica è molto lento e in ritardo anche in relazione alla prima scadenza del 18 febbraio, nella quale le imprese faranno i conti con l’Iva relativa alle prime fatture elettroniche. Infine, un’ultima annotazione, non secondaria: stando alle previsioni elaborate dal Ministero dell’Economia, la pressione fiscale per il 2019 è destinata ad aumentare, dopo 5 anni in cui ciò non si verificava, e ad attestarsi al 42,3%, con un +0,4 rispetto all’anno scorso».

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