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Le miserabili dichiarazioni di Elio Lannutti, indegno del mandato di senatore della Repubblica, sono la punta dell’iceberg di un risorgente e dichiarato antisemitismo in Italia, che ora osa dire esplicitamente il proprio nome. L’antisemitismo è in crescita in tutta Europa, e molti pensavano che il nostro Paese ne fosse meno coinvolto; le recenti cronache dimostrano che non è così. Pietre di inciampo distrutte, svastiche sui muri, aggressioni sono segnali di allarme inequivocabili. L’altro ieri Oscar Giannino, a Radio 24, ha citato sondaggi – che i lettori di IC conoscono bene informati da Manfred Gerstenfeld- in base ai quali il pregiudizio degli italiani contro gli ebrei parte dal 10% e talora arriva al 20%: ebrei più fedeli a Israele che all’Italia, padroni della finanza internazionale e dei mezzi di informazione, nuovi nazisti nell’oppressione dei palestinesi. Il presidente Sergio Mattarella ha pronunciato parole chiarissime, sottolineando “il dovere di ricordare, innanzitutto, ma soprattutto di combattere, senza remore e senza opportunismi, ogni focolaio di odio, di antisemitismo, di razzismo, di negazionismo, ovunque esso si annidi”. E ha dato l’allarme sull’aumento dei fenomeni di antisemitismo e razzismo. ” Si tratta, è vero, di minoranze. Ma sono minoranze sempre più allo scoperto, che sfruttano con astuzia i moderni mezzi di comunicazione, che si insinuano velenosamente negli stadi, nelle scuole, nelle situazioni di disagio”. Accenti oggettivamente diversi rispetto a quelli dei due partiti attualmente alla guida del Paese.

Qual è la politica del Governo rispetto ad Israele?  Qual è la politica del Governo, rispetto ad Israele? Quella di Salvini, che si dice amico dello Stato ebraico, ma è alleato con Marine Le Pen, o quella del M5S, che con Di Maio si è limitato ad una blanda presa di distanza da Lannutti, anziché espellerlo dal partito? Il M5S delega la gestione della politica estera al sottosegretario Di Stefano, di cui  sono note le passate contiguità con esponenti del terrorismo palestinese. Grillo è da sempre simpatizzante del regime iraniano e ostile a Israele. E nessuno capisce quale sia la strategia dell’Italia, ammesso che ve ne sia una, sullo scenario internazionale. L’Unione Europea rischia la marginalità, nel nuovo contesto multipolare, e l’Italia corre lo stesso rischio, nell’ambito delle istituzioni europee.

I governi autoritari in difficoltà devono indicare un nemico esterno, per sviare il malcontento. Potrebbe anche toccare agli ebrei…  E’ un dato di fatto: la Lega e il M5S sono in forte difficoltà nel mantenere le promesse elettorali. Le più autorevoli istituzioni finanziarie, dalla Banca d’Italia alla Banca Centrale Europea, dal FMI all’OCSE, concordano nel prevedere prospettive assai fosche per la nostra economia. Il voto non è più ideologico, ma volatile, come si è visto con il PD di Matteo Renzi, e potrebbe repentinamente penalizzare i due partiti del contratto. Non a caso, in vista delle imminenti elezioni europee, gli attuali governanti, che intendono superare la democrazia rappresentativa e sostituirla con un rapporto diretto tra il leader carismatico e i cittadini, hanno individuato nemici esterni contro i quali indirizzare il malcontento diffuso: la Francia di Macron, le “élites”, le istituzioni europee, la cultura, i migranti, la finanza, la magistratura, la Banca d’Italia, l’INPS, le persone di colore. Ancora un passo, e potrebbe essere la volta degli ebrei. L’Italia ha già sperimentato questo percorso, nella prima metà del novecento. Claudio Vercelli, nel suo eccellente libro “1938-Francamente razzisti”, ha messo in luce l’indifferenza di larga parte degli italiani rispetto alle leggi razziali, e le gravi, successive complicità con le deportazioni nei campi di sterminio, iniziate nel 1943 sotto l’occupazione nazista. Ora è di fondamentale importanza coltivare la memoria storica, soprattutto tra le nuove generazioni.

Israele  Nel più ampio contesto internazionale, diventato multipolare, il premier Netanyahu sta dimostrando, da vero statista, una straordinaria capacità di ampliare le alleanze di Israele su scala intercontinentale, con Paesi sunniti sino a ieri ostili allo Stato ebraico, a partire dall’Arabia Saudita; con Paesi africani, asiatici e del Sud America. L’Iran ha reso esplicito il progetto di distruggere Israele, sottovalutato a suo tempo dal presidente Obama, e il premier ha ribadito che Israele saprà reagire nel modo più adeguato. L’Unione Europea è esplicitamente a fianco dell’Iran, ma non conta nulla sugli scenari del Medio Oriente, ed è ostile a Israele in quanto istituzione. E in sede UE l’Italia si distingue per il suo silenzio assordante, che avalla la gestione  filo-iraniana di Federica Mogherini, fortunatamente in scadenza di mandato.

CARLO BENIGNI – PRESIDENTE UDAI

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