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È al lavoro da poco più di sette mesi, il governo del cambiamento.

È stato attaccato da più fronti e con diverse motivazioni.

Non sempre sì è riusciti a cogliere la rotta che si è dato, i nemici che si è scelto, i veri obiettivi del suo operato.

E a scanso di equivoci, quando è giunta l’ora dei decreti, si è ben guardato di proporne di piccoli, virando subito su quelli di una certa grandezza, prontamente chiamati “decretoni”.

Decretone è quello varato nelle ore scorse, contenente le manovre che il mondo ha imparato a conoscere come “reddito di cittadinanza” e “quota 100”.

In questa sede non si desidera avanzare critiche o elogiarne i meriti, quanto piuttosto tentare di capirne i contenuti.

Non prima di riportare le parole dei protagonisti del “decretone” che, come in altre occasioni, differiscono da quelle usate dai consueti comunicati ufficiali. Nel senso che in passato eravamo stati abituati ad uno stile diverso e ad una compostezza maggiore.

Si inizia con quello che universalmente è considerato, a ragione, il capo dell’esecutivo, Matteo Salvini.

“Quota cento la dedico alla signora Fornero e Monti, è un punto di partenza non di arrivo, obiettivo finale è quota 41, quindi la signora Fornero si prepari piangere ancora. Sono felice – afferma -. Tanto impegno ma ci siamo: dalle parole ai fatti. Ci dicevano che non si poteva: diritto alla pensione per un milione di italiani contiamo possa trasformarsi in diritto al lavoro per un altro milione di italiani che non deve scappare all’estero. Non c’è nessun adeguamento alla speranza di vita, c’è la possibilità di riscattare in maniera agevolata gli anni della laurea, sono tutelati i comparti delle forze dell’ordine. E ci sarà subito la liquidazione per il settore pubblico, 30 mila euro cash”.

Per passare all’uomo che è stato indicato come primo ministro, Giuseppe Conte.

“Questo governo le promesse le mantiene. È un progetto che riguarda cinque milioni di persone che si trovano in povertà e un milione di persone che potranno andare nel triennio in anticipo in pensione.

Per finire quello che doveva essere l’azionista di maggioranza del governo, nonchè ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio.

“Sono sinceramente onorato da ministro a 32 anni di poter firmare un decreto che riguarda la qualità della vita che migliora per 5 milioni di italiani. Sono contento e orgoglioso, questo decreto permette di andare in pensione chi pensava di rimanere vittima della legge Fornero. Penso alle tante marce Perugia Assisi che abbiamo fatto per il reddito di cittadinanza”.

Queste le parole. I fatti, riassunti per punti:

REDDITO DI CITTADINANZA

Reddito e pensioni di cittadinanza raggiungeranno quasi 5 milioni di persone, 1,7 milioni di famiglie in cui rientreranno anche 255 mila nuclei con disabili.

Una platea su cui saranno distribuiti poco meno di 6 miliardi di euro nei nove mesi di applicazione del 2019, da aprile a dicembre, con l’obiettivo dichiarato dal governo di rilanciare il lavoro.

Per richiedere il reddito bisognerà avere un Isee massimo di 9.360 euro. Viene considerato anche il reddito familiare che dovrà essere inferiore alla soglia di 6.000 euro annui (per un single) incrementata secondo una scala di equivalenza (0,4 per ogni componente maggiorenne e 0,2 per ogni minore con un massimo di 2,1, quindi 12.600 euro).

Sale a 20.000 euro se c’è un disabile. Il patrimonio immobiliare, esclusa la prima casa, non dovrà superare i 30.000 euro l’anno.

A richiederlo potrà essere anche chi percepisce già il Rei, che potrà comunque scegliere se continuare a beneficiare del reddito di inclusione o se passare al nuovo sistema.

Il beneficio economico andrà  da un minimo di 40 a un massimo di 780 euro mensili per persona e raggiungere i1.300 euro in una famiglia con due adulti e tre figli (due minorenni)..

A febbraio sarà pronto il sito internet che informa i cittadini di quale documentazione presentare, a marzo il sito è pronto per ricevere le domande, quindi aprile arriva il reddito su normalissime carte postepay.

La domanda può essere fatta anche alle Poste o ad un Caf.

Dopo l’accesso al programma, entro 30 giorni, si sarà contattati dai soggetti attuatori.

I beneficiari del reddito dovranno sottoscrivere il patto per il lavoro o il patto per la formazione ed accettare un’offerta di lavoro su tutto il territorio nazionale dopo 18 mesi di fruizione del sostegno e in quel caso potranno continuare a goderne ancora per tre mesi “a compensazione delle spese di trasferimento”. Dunque, nei primi sei mesi di fruizione del reddito sarà considerata congrua un’offerta entro 100 chilometri dalla residenza, tra il sesto e il 12/o mese entro 250 km ed oltre il 18/o mese, nel secondo ciclo di erogazione del reddito, ovunque in Italia, nel caso in famiglia non ci siano minori né disabili.

Chi ha diritto al reddito cercando attivamente lavoro, potrà rifiutare fino a due offerte, accettando la terza. Dopo 12 mesi di fruizione del beneficio, non si potrà più rifiutare alcuna offerta ‘congrua’ (dunque entro 250 chilometri dalla residenza), pena la decadenza del sostegno.

Il reddito potrà essere chiesto anche dagli stranieri purché residenti in Italia da almeno 10 anni, di cui gli ultimi due in modo continuativo.

Alle aziende che assumono un beneficiario del reddito viene indirizzato l’importo percepito dal neo-assunto per i mesi rimanenti fino alla fine del ciclo di 18 mesi (o comunque per un minimo di cinque mesi). Per donne e disoccupati da lungo tempo all’impresa viene corrisposta una mensilità extra. Le aziende percepiscono invece metà dell’importo del reddito, nel caso in cui il beneficiario usufruisca di un corso di formazione per l’impiego o dell’ausilio delle agenzie per il lavoro (a cui andrà il restante 50%). Le agevolazioni sono concesse a patto che l’impresa aumenti il numero di dipendenti.

Ai beneficiari che avviano un’attività lavorativa autonoma o di impresa individuale è riconosciuto fino a 16 mesi di assegno per avviarla.

QUOTA 100

Chi è nato entro il 1956 e ha lavorato senza interruzioni almeno dal 1980 potrà andare in pensione a partire da aprile.

Tale provvedimento, sperimentale per tre anni, consente a chi ha maturato a fine 2018 almeno 62 anni di età e 38 di contributi di andare in pensione anticipata. E’ prevista una finestra trimestrale per i lavoratori privati che quindi potranno andare in pensione da aprile e una semestrale per i pubblici che però in sede di prima applicazione dovranno aspettare fino al primo agosto.

La platea che potrebbe accedere alle misure è di circa 315.000 persone.

L’importo ridotto di pensione a fronte di quello che si avrebbe avuto maturando i contributi fino all’età di vecchiaia o alla pensione anticipata indipendente dall’età potrebbe ridimensionare il numero, in quanto diverse migliaia di persone potrebbe essere disincentivate. Comunque con QUOTA 100 si potrà andare a riposo con 62 anni di età e 38 di contributi con un vantaggio massimo rispetto alle regole attuali.

Si potrà andare a riposo prima dei 62 anni se si sono maturati 42 anni e 10 mesi di contributi entro il 2018 ma si dovrà attendere la finestra trimestrale.

Per i dipendenti pubblici la finestra è semestrale ma la prima uscita possibile sarà ad agosto. Di fatto per loro la Quota sarà 101,2 con un minimo di 62 anni e sette mesi di età e 38 anni 7 mesi di contributi.

C’è una formula per evitare il differimento nel tempo dell’erogazione del Tfs per i dipendenti pubblici, fino a un massimo di 30mila euro. Il meccanismo dovrebbe prevedere un fondo di garanzia per accedere al prestito bancario e la ‘restituzione’ degli interessi sotto forma di sconto fiscale.

Sempre in via sperimentale per tre anni chi è interamente nel sistema contributivo potrà riscattare fino a cinque anni di contributi purché per periodi per i quali non fosse prevista contribuzione obbligatoria. Sconto per il riscatto degli anni dell’università per gli under 45.

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