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Le persone inappagate e frustrate sul lavoro sono improduttive e provocano un circolo vizioso di continuo assenteismo e scarso impegno. Viceversa quelle entusiaste collaborano con i colleghi e sono più propositive; di conseguenza, diminuiscono l’alternanza di manodopera e i costi legati ad assenze non pianificate. In un’epoca in cui gli individui sono spesso scontenti per quanto possiedono, è importante creare un clima favorevole al benessere aziendale.

Chiunque accumula difficoltà familiari e professionali nella vita di tutti i giorni.

Le imprese possono però offrire e sostenere uno specifico approccio allo “stare bene” volto a garantire l’equilibrio psicofisico e finanziario dei dipendenti. Chi sta completamente bene può sfruttare al meglio le proprie capacità cognitive ed emozionali, ritrovando nuovo successo a livello professionale e all’interno della quotidianità familiare e relazionale.

Adottare questo tipo di filosofia può essere anche una valida scelta di comunicazione esterna e di reclutamento di nuovi talenti. Il dipendente dovrebbe poter raggiungere la crescita economica attraverso premi aumenti di retribuzione, ma anche beneficiare di altre iniziative che coinvolgono tutta la sua sfera personale. La prosperità dovrebbe essere quindi espressione di un appagamento che lo coinvolge interamente.

Ancora oggi, in Italia, la serenità del singolo è un vantaggio che purtroppo troppe realtà sottovalutano. Negli Stati Uniti, dove invece è tutelata a livello legislativo, sempre più ditte hanno introdotto il Manager della Felicitàche ha il compito di interpretare i bisogni dei lavoratori e fare in modo che ognuno di loro sia soddisfatto del proprio posto. In realtà sarebbe sufficiente mettere in atto qualche piccolo accorgimento per rendere il luogo di lavoro più accogliente. Sarebbe opportuno inserire una serie di attività che rendano più agevole ilraggiungimento del welfare previdenziale e sanitario,

Tali indennità o servizi andrebbero studiati appositamente perché cambiano a seconda del contesto di riferimento e dovrebbero essere costruiti coinvolgendo ogni ramo dell’organizzazione.

Basterebbe anche introdurre le classiche misure di sostegno come la flessibilità oraria, la conciliazione lavoro-famiglia, le convenzioni con attività commerciali esterne.

Si è così pensato di attuare un progetto di welfare previdenziale aziendale stante il conclamato fallimento del sistema pubblico e di livella di total tax rate che non consente simili attuazioni se non per le imprese più prospere.  Una politica di questo tipo porta a ridurre i fattori di rischio generali, ma anche quelli correlati al nascere di malattie croniche e debilitanti. Varie sono dunque le risoluzioni che si possono adottare per rendere la propria squadra più forte e serena. Studiandone i bisogni è possibile introdurre semplici azioni funzionali per ogni specifica situazione.

Il Society Plan® è anche questo.

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