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Gli alunni delle classi terze hanno avuto quest’anno la possibilità di lavorare con documenti autentici reperiti nell’Archivio comunale di Villadose, di confrontare i dati ed archiviarli in un database e infine di elaborare tabelle statistiche suddivise secondo diversi indicatori: anno di nascita e di morte, stato civile e professione, corpo e grado militare, luogo e causa di morte. Integrando le notizie riportate dalle diverse fonti storiche si è arrivati a un elenco riportante notizie di  67 soldati caduti di Villadose durante il primo conflitto mondiale.

I dati, pur nell’esiguità del campione, ci hanno fornito notizie interessanti sulla grande guerra vissuta dai soldati del nostro paese. La parte storica è stata condotta dalla professoressa di Lettere Daniela Baldo e la parte informatica di costruzione di tabelle e grafici riassuntivi è stata seguita dalla professoressa di Tecnologia Chiara Zanella.

Con la professoressa di Storia dell’Arte Mariacristina Colombo invece è stato avviato un percorso attraverso i monumenti ai caduti.

Anche il percorso storico-artistico, come quello storico è stato iniziato nel precedente anno scolastico. Si è partiti dalla storia dell’iconologia del monumento.

Il monumento era originariamente dedicato agli imperatori romani, ai condottieri o a personaggi che avevano avuto un ruolo importante nell’esercito fino al periodo del Risorgimento quando iniziarono ad essere dedicati a personaggi importanti al di fuori dell’esercito come Ciro Menotti o Giuseppe Garibaldi.

Si celebrava dunque la memoria del capo vincitore. «Un tempo i monumenti nelle piazze erano dedicati solo ai grandi condottieri, non agli umili soldati. Con la Prima guerra mondiale invece sono i soldati a diventare un fatto nazionale», dice Marco Lattanzi, coordinatore del progetto “Grande guerra” per l’Istituto centrale per il catalogo. «Nei monumenti funebri – spiega – l’Italia piange per la prima volta i propri fanti diciottenni, spediti al fronte dai loro paeselli sparsi su tutta la Penisola e caduti in trincea. Le lapidi ricordano i loro nomi, in rigoroso ordine alfabetico, senza distinzione di grado. E’ la democratizzazione della morte».

La professoressa Colombo ha sottolineato, come con questi lavori, si sia voluto esplorare i monumenti in memoria della grande guerra che sono nel nostro territorio  e contemporaneamente la Storia dell’Arte, sperimentando diverse tecniche espressive, incontrando gli stili di artisti e movimenti dall’800 ad oggi, nel tentativo di mantenere vive le tracce di un passato perdendo le quali il nostro futuro rischia di essere disastroso.

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