CONDIVIDI
In foto Michele Boldrin

Riassunto delle puntate precedenti: da circa sette mesi i tassi sul debito pubblico italiano sono tra i 100 ed i 200 punti base maggiori di quanto fossero stati nei tre anni precedenti e oscillano, a volte violentemente, fra 220 e 320 generando sia incertezza che lauti guadagni per chi o ben anticipa gli umori del mercato o ben li influenza. Durante questi lunghi mesi nessuna legge di bilancio è stata varata, le politiche fiscali, assistenziali, pensionistiche, di investimento e di spesa pubblica in generale per gli anni a venire (a partire dall’1 gennaio prossimo venturo e per i tre anni seguenti) rimangono oggetti nebulosi che cambian forma, contenuto e data d’attuazione ogni settimana a seconda di quale membro del governo abbia voglia di rilasciare alla stampa le sue personali opinioni. Questa settimana, sembra, tocca alle esternazioni rassicuranti ed alle dichiarazioni di “buona volontà” (a dire: forse facciamo un deficit di 0,2% minore di quanto annunciato e forse cominciamo a buttar soldi nel buco nero del sussidio qualche mese dopo di quanto annunciato) ragion per cui abbiamo aperto con dei tassi d’interesse in leggero calo e tutti sono molto ottimisti che, una volta ancora, “vedrai che ce la caviamo”. Rimaniamo in ansiosa, se non divertita, attesa di cosa ci riservi il prossimo inizio settimana: le montagne russe sono evidentemente la giostra che questo governo preferisce.

Nel frattempo, però, non è proprio vero che non sia successo nulla. Delle cose son successe – per esempio è rallentata l’espansione economia sia a livello europeo che mondiale e, soprattutto, ogni singolo indicatore italiano ha cominciato a segnalare “recessione in arrivo”, buon ultimo l’indice di confidenza dei consumatori e delle imprese pubblicato ieri da ISTAT – ed altre, sgradevoli assai, stanno accadendo proprio a causa del fatto che sembra non sia successo nulla. Non è un gioco di parole, ma semplicemente la riaffermazione che in situazioni di incertezza, una delle cose maggiormente dannose che si possa fare consiste nell’aumentarla! Quindi, senza dover ricorrere all’eterna predica delle riforme strutturali dimenticate e sepolte, va detto con chiarezza che la scelta elettoralistica di questo governo sta facendo danni seri al sistema economico del paese.
Che la scelta sia elettoralistica è lapalissiano e ci si tornerà alla fine. Prima l’elenco dei danni dai quali escludiamo l’impatto dell’incertezza. Il quale impatto, come appare da ogni misurazione delle aspettative o dei livelli di confidenza degli operatori, è negativo al di là di ogni dubbio ma purtroppo difficile da quantificare. Quante imprese stiano rimandando investimenti o evitando di esporsi al mercato italiano perché incerte o paurose di quel che il governo intende fare non lo possiamo certo stimare, ad esempio? Ma chiunque parli con le persone che quelle decisioni prendono quotidianamente sa benissimo che tale impatto è sia reale che negativo.

I danni sono già stati fatti, tutti. Si possono ridurre o, perlomeno, si può evitare che aumentino se e solo se il Governo ha il coraggio di fare due cose:. La prima: mettere fine all’incertezza deliberando una volta per tutte cosa intende mettere nella Legge di Bilancio, La seconda: terminare la guerriglia di parole e provocazioni con la Commissione

Fa danno già ora l’aumento dello spread perché genera perdite in conto capitale per chi deteneva debito pubblico (anzitutto banche e famiglie italiane), riduce la capitalizzazione bancaria ed aumenta il costo di approviggionamento del Tesoro (come le mal-andate recenti aste confermano) e fa aumentare il costo di ogni tipo di credito concesso ad imprese e famiglie italiane.
Quest’ultima affermazione non vale solo per i tassi sui nuovi mutui/prestiti alle famiglie (oggetto di ridicoli dibattiti mediatici nei quali affabulatori di professione s’inventano compreso il credito agevolato: andate sul sito ABI e confrontate i tassi di novembre con quelli di maggio, per esempio). E’ un po’ presto per fare affermazioni ugualmente decise sulla quantità di credito concesso ma tutto quanto sappiamo sul funzionamento delle banche e, soprattutto, tutto quanto ci ha insegnato una pluriennale esperienza converge a dirci che è solo questione di mesi. Se lo spread dei tassi italiani rispetto ai tedeschi continua a viaggiare attorno ai 300 punti base (diononvoglia che qualche dissennata dichiarazione gli faccia saltare un ulteriore gradino andando a quota 400) la riduzione della quantità di credito concessa ad imprese e famiglie italiane arriverà entro la primavera del 2019. A quel punto la combinazione di tassi maggiori, minor credito e fase recessiva in corso potrebbe avere effetti veramente pesanti sul sistema economico nazionale.

Questi danni sono già stati fatti, tutti. Si possono ridurre o, perlomeno, si può evitare che aumentino se e solo se il Governo ha il coraggio di fare due cose:. La prima: mettere fine all’incertezza deliberando una volta per tutte cosa intende mettere nella Legge di Bilancio,La seconda: terminare la guerriglia di parole e provocazioni con la Commissione, guerriglia in atto dal giorno del giuramento. La settimana scorsa avevamo avanzato, a questo fine, una brutale e semplice proposta: si passi all’Esercizio Provvisorio. Di fatto questa rimane, anche ora, l’unica seria opzione sul tavolo visto che ogni altra proposta che intenda tenere in piedil’impalcatura di questo DEF pur modificandone i dettagli soffre di un limite fatale: si basa su previsioni macroeconomiche prive di senso e del tutto infondate. Questo è il vero segreto di Pulcinella che tutti gli addetti ai lavori conoscono ma che l’informazione italiana non racconta all’opinione pubblica.

Questa è anche la ragione della perdurante incertezza e del fatto che ogni affermazione del tipo “va bene, faremo uno 0,X% in meno di deficit” lascia il tempo che trova. Perché, siccome ogni numero viene calibrato sul Pil e sulle sue variazioni attese, se le variazioni attese del Pil sono prive di senso anche i numeri su di esse calibrati lo sono. Essi costituiscono solo ulteriore fumo negli occhi, fumo prodotto per occultare all’opinione publica italiana le responsabilità governative cercando di scaricare sulla Commissione la “colpa” di un ulteriore “no”. Questo perché, ovviamente, i tecnici della Commissione sanno benissimo che le previsioni di crescita del PIL che il Governo italiano continua ad utilizzare sono pura fantasia a fini elettorali.

Il problema, da lungo tempo, non è economico ma politico: usare la legge di bilancio per fare campagna elettorale danneggia il Paese. Il governo Conte non è certo il primo a scegliere questa strada, sta semplicemente imitando e peggiorando gli esempi del passato. Ma gli effetti di una sequenza di scelte erronee non si elidono fra di loro, si cumulano.

MICHELE BORDIN

FONTE: linkiesta

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.