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Ci sono notizie che non vorresti mai sentire.

Ci sono notizie che spereresti di sentire, e non giungono mai.

Ci sono notizie che ti fanno irritare.

Ci sono notizie che ti sorprendono.

Ci sono cattive e buone notizie.

Questa è buona. E ci ha sorpreso. Positivamente.

Il reggae è stato proclamato PATRIMONIO DELL’UMANITà.

L’Unesco ha voluto certificare, con il proprio sigillo, che questa musica, nata in Giamaica ed universalmente nota grazie all’immenso Bob Marley, al grande Peter Tosh, al mitico Lee Perry, ai superlativi Sly & Robbie e a tutti coloro che hanno abbracciato la cultura rastarafi, si debba sommare a tutti quei tesori, materiali ed immateriali, presenti in natura e che sia sommamente degna di protezione e promozione.

Non c’è musica al mondo che meglio e più del reggae rappresenti la vita, il suo battere, le gioie che porta e i dolori che sopporta.

Da oggi, e per tutto il futuro che possiamo immaginare, ascoltando un pezzo reggae – sia esso dolce (o lover), sia esso portatore di messaggi di pace (come quelli di Marley), sia esso contaminato dal rock o dal jazz – dobbiamo essere consapevoli che stiamo vivendo un’esperienza comune a tutta l’umanità e che tale pezzo rappresenta una colonna sonora possibile del grande romanzo umano

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