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Mai sentito parlare di Katia Rossato? No? Il fatto non ci stupisce.

Purtroppo noi, operatori dell’informazione, abbiamo avuto modo di leggere il suo nome.

Diciamo purtroppo in quanto avremmo preferito di gran lunga che la signora rimanesse una perfetta sconosciuta ai più e non ci avrebbe tolto il buonumore con le sue parole.

Invece Katia Rossato è balzata ai (dis)onori della cronaca per  una frase, che sa tanto di lamentela mista a denuncia, proferita nella sua qualità di consigliere provinciale di Trento, quota Lega.

La frase è inserita in un dialogo con un giornalista de “L’Adige” e suona più o meno così : “le famiglie di profughi si piazzano al parco, utilizzano tutte le panchine e i bambini rimangono seduti sui giochi, insomma questi stranieri si sono appropriati dei nostri spazi“.

Si commenta da sola. La frase.

E si qualifica attraverso tali parole anche la consigliera, una commerciante di 39 anni, folgorata dall’impeto salviniano pochi anni orsono, e grazie a quello comincia ad interessarsi ai temi della sicurezza e dell’immigrazione.

A suo avviso Trento sta piano piano degradando ed un segnale di tale degrado è il fatto che i bambini delle famiglie di profughi si appropriano dei giochi (due altalene, uno scivolo e un paio di molle). In modo tale che, questo il ragionamento della Rossato, gli altri non possono divertirsi. Di più, è come se quel posto fosse loro, e questo non tollerabile.

Ci viene detto spesso che di certi argomenti non dovremmo occuparci.

Che parlandone non facciamo altro che amplificare situazioni destinate per loro stessa natura a rimanere nel più grigio e squallido anonimato.

Sarà vero. Non lo escludiamo.

Ma non riusciamo ancora a far finta di niente leggendo notizie come questa.

E per essere chiari, la notizia non risiede nelle dichiarazioni di una Katia Rossato qualunque.

La notizia è che questa volta la Katia Rossato di turno è stata votata da qualcuno.

Qualcuno che condivide le sue idee, i suoi propositi, la sua visione della realtà.

Qualcuno che è concorde con i suoi metodi e con le soluzioni proposte.

La notizia è che un partito che sta governando l’Italia ha come proprio rappresentante in seno al Consiglio provinciale di Trento una donna che pensa e dice le cose che abbiamo avuto la ventura di leggere.

E si ritorna sempre a quei due o tre concetti basilari. La fiducia, la coerenza, l’impegno, la paura.

No, non è Katia Rossato a farci paura. Non è tanto lei, in sé.

È la Katia Rossato in ciascuno di noi che ci terrorizza.

E per passare da Gaber a DeAndrè.

Non pensiate di essere assolti, dicendo che ognuno di voi nulla ha da condividere con la leghista trentina. Se così fosse non ci sarebbe in questo momento un governo a trazione leghista, con i sondaggi che parlano di percentuali che vanno ben oltre il 30% per il partito di Salvini.

No, non siete assolti.

Siete, o per meglio dire, siamo tutti coinvolti.

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