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“Meglio mettere le mani avanti” avrà pensato Selene Ticchi.

Non si sa mai che arrivi una qualche notifica da una qualche procura.

Meglio passare per simpatica fessa che truce simpatizzante nazista.

Ecco allora l’affermazione che dovrebbe togliere le castagne dal fuoco: “Sto vivendo un momento molto stressante della mia vita, diciamo che sono state ingenua e disattenta e ho messo la prima maglietta che ho trovato a casa…».

La maglietta in questione è quella arcinota. quella con la scritta «Auschwitzland» sfoggiata durante la rievocazione della Marcia su Roma a Predappio.

Se questa è la prima che ha trovato chissà le altre.

Con uno sforzo di fantasia potremmo immaginare che le magliette nei cassetti di Selene siano tutte nere, d’altronde il nero sfina, e lei indubitabilmente ne ha bisogno. Di sfinare, intendiamo.

Quella mattina ha allungato la mano ed ha preso quella che tutto il mondo le ha visto indossare.

Il caso ha voluto così.

Se non capitava quella poteva mettere la classica “meglio un figlio frocio che comunista”, ma non fa più ridere nessuno e la battuta è logora.

Poteva mettere quella inneggiante Benito, oppure quella di Adolf.

Oppure quella con la X che sovrasta la scritta MAS, ma non l’ha mai capita sino in fondo questo decimo massimo…

Ci permettiamo di esprimere un giudizio sul guardaroba.

Pessimo.

Come il suo gusto ed il suo senso dell’umorismo.

Che lei stessa, volendo fare un battutone, ha definito nero.

Ignorando Breton.

Che come certamente saprà non è la marca di capelli a tesa larga.

Per finire, una certezza. Questa è l’unica volta che le dedichiamo uno spazio su queste colonne.

Non merita tanta attenzione.

Magari il suo guardaroba si.

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