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Per ora siamo poco più che ai brontolii, ma significativi. Gli imprenditori, malgrado gli atteggiamento un po’ ondivaghi di Vincenzo Boccia, non salgono (ancora) sulle barricate ma lanciano strali che il governo farebbe bene a cogliere. Un esempio importante, per l’autorevolezza della persona e per l’associazione che dirige, è venuto da Carlo Bonomi, capo di Assolombarda: “Con la manovra il governo cerca il dividendo elettorale e non quello della crescita”. Parole che più severe non potrebbero essere.

“Non conosciamo i dettagli – ha spiegato Bonomi all’assemblea di Assolombarda – ma abbiamo già pagato un prezzo alto per modalità con cui il governo è arrivato al Def”. E “se il deficit è per seguire la vecchia strada, con reddito di cittadinanza e prepensionamenti, allora le stime di crescita non risultano credibili e il debito continuerà a salire”.

Ed ecco la proposta alternativa al reddito di cittadinanza, da sempre avversato da gran parte degli industriali del nord: “Quei 10 miliardi destiniamoli a un fraunhofer(organizzazione tedesca che raccoglie 60 istituti di ricerca applicata) italiano della ricerca per l’industria e la manifattura. Sullo stesso modello del 30% di finanziamento pubblico e del 70% a carico delle imprese, come in Germania. Negli anni, si tradurrebbe in un balzo di produttività, dell’occupabilità dei giovani e del trasferimento tecnologico alle imprese, immensamente più utile di qualunque sussidio pubblico slegato all’idea di un reddito da lavoro”.

Naturalmente Bonomi ha messo in chiaro che gli industriali non tifano pro o contro questo governo (ma già dicendo questo ha fatto giustizia delle opinioni che volevano una Confindustria fiancheggiatrice soprattutto della Lega): “Noi non tifiamo per questo o per quello. Non tifiamo per l’Italia, da sempre.Il clima sociale e culturale che ha portato al voto dello scorso 4 marzo non chiede alle imprese di mettere in campo forme di opposizione ai partiti e al governo”. Ma il segnale è comunque netto: è una manovra elettorale e assistenzialista. Gli imprenditori chiedono altro. Salvini avrà orecchie per sentire il richiamo di un pezzo importante del suo elettorato? Finora, ha sempre tirato dritto, magari sventolando quei coriandoli di flat tax che – è ogni giorno più chiaro – non agevola per nulla le imprese.

Ma non finisce qui. L’altra notizia è che Cgil Cisl e Uil sono d’accordo sulla valutazione negativa della manovra del governo gialloverde. Dai contatti che ci sono stati negli ultimi giorni è maturata una posizione molto critica. Nessuno parla (ancora) di mobilitazioni e scioperi per la buona ragione che il confronto con l’esecutivo deve ancora partire – anzi, deve essere ancora messa nero su bianco la sua proposta economica nel dettaglio – e quindi siamo in una fase “pre”. Ma a giudicare dalle valutazioni dei tre sindacati non pare davvero improbabile una loro scesa in campo. Cosa rimproverano Cgil Cisl e Uil alle idee di Di Maio e Salvini (esecutori materiali Conte e Tria)? Diciamo pure che nel mirino è l’impianto complessivo della manovra. I sindacati in sostanza dicono al governo che, se da un lato è giusto abbandonare una politica di cieca austerity, dall’altro occorrono investimenti seri e non mera assistenza. I sindacati insomma insistyono ancora una volta sulla mancanza di una politica per il lavoro, condizione essenziale per combattere sul serio la povertà. Vedremo come queste opinioni verranno formalizzate (lunedì c’è la riunione degli esecutivi) ma fin d’ora si può dire che l’opposizione alla manovra gialloverde sta crescendo.

Maria Lavia

Fonte Democratica.it

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