CONDIVIDI

È vero che non era una sede istituzionale.

È vero che siamo completamente immersi dalla retromania (copyright di Simon Reynolds, che invidia!!).

È vero che di riflusso ne parlava già Eugenio Finardi a metà degli anni 70.

È vero che da queste parti si è un po’ snob, ma da certi ambienti non  si aspetterebbe di sentir proferire tali parole.

Se i cinepanettoni sono cultura? Ma certamente“.

Ad affermarlo è il ministro dei Beni Culturali Alberto Bonisoli, durante un’ospitata nello studio radiofonico di ‘Un Giorno da Pecora’, la trasmissione di Rai Radio1, condotta da Giorgio Lauro e Geppi Cucciari.

E forse pensando a se stesso ha aggiunto “In Italia siamo specializzati nello scoprirlo dopo. Totò era un grande, dopo. Franco e Ciccio erano dei grandi, dopo”.  Sul principe De Curtis nulla da eccepire, su Franco e Ciccio e sui loro film….

Ed invoca una nuova forma di libertà: “Dobbiamo riscoprire una libertà nello scegliere il tipo di cultura che vogliamo, in passato secondo me si è troppo distinto tra cultura alta e cultura bassa. La cultura è quella che a uno piace e che sceglie, da questo punto di vista mi piacerebbe ci fosse la massima libertà, non che ci sia un genere che va e l’altro che non va…”.

I due conduttori incalzano chiedendo se anche il Grande Fratello è cultura? “Se a qualcuno interessa quel tipo di offerta culturale, quel programma, gli piace e se ne fa una narrazione, quella può essere un’offerta culturale”.

La perplessità è alle stelle, maledetto snobismo che ci perseguita!

Ma il Ministro, quasi scusandosi dice che non lo segue. E come tutti gli italiani afferma di aver visto solo la prima edizione. Quella con Rocco Casalino.

Si ha l’impressione che non potesse esimersi da tale affermazione.

Tutto è cultura quindi? Secondo il Ministro, sì.

Vorremmo poter dire altrettanto ma fedeli ai principi che Oscar Wilde ci ha inculcato, siamo sempre più dell’avviso che non è l’arte che deve piegarsi al popolo, ma è il popolo che deve innalzarsi all’arte.

E questo vale anche per la politica, che dovrebbe essere promossa ed esercitata dalle tanto esecrate elites, in favore del popolo, e non chiamando il popolo ad esercitarla.

Tanto per non essere ermetici, si vuole qui sostenere la differenza fra democrazia e governo. La prima opzione è del popolo, la seconda è degli eletti dal popolo. La differenza è considerata di lana caprina solo dalle capre di sgarbiana memoria.

Chissà se, nella fretta di fare le cose che richiede il popolo,  il Governo del cambiamento abolendo la povertà (copyright di Luigi Di maio, nessuna invidia per tale marchio di fabbrica) non abbia anche azzerato la differenza fra democrazia e governo?

Lo chiederemo all’avvocato di tutti noi, italiani di jus sanguis, Giuseppe Conte.

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.