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In foto Bob Dylan

Più o meno lo diceva anche il premio Nobel per la letteratura Bob  Dylan. I tempi cambiano. E con loro cambiano anche le abitudini e le idee, solo i cretini non cambiano mai il loro parere. Era l’affermazione di uno saggio di molti anni fa.

Idee, abitudini e convinzioni. Prendi per esempio lo spread. oggi non sembra impensierire più di tanto il vicepremier Luigi di Maio, il quale ostenta sicurezza e incalza: «Questa storia dello spread a 400 è solo un modo per terrorizzare i cittadini».

Tutto un altro uomo quello che nel luglio 2011, ai tempi del governo Berlusconi, insieme a Beppe Grillo  decideva di prendere carta e penna per scrivere un’allarmata lettera al presidente della Repubblica, il tanto vituperato Giorgio Napolitano, per chiedere a questi di intervenire  per poter porre rimedio alla drammatica situazione venutasi a creare, giungendo persino al cambio di presidente del consiglio.

Sul sacro blog l’ideologo scriveva «L’Italia è vicina al default  i titoli di Stato, l’ossigeno (meglio sarebbe dire l’anidride carbonica) che mantiene in vita la nostra economia, che permette di pagare pensioni e stipendi pubblici e di garantire i servizi essenziali, richiedono un interesse sempre più alto per essere venduti sui mercati. Interesse che non saremo in grado di pagare senza aumentare le tasse, già molto elevate, tagliare la spesa sociale falcidiata da anni e avviare nuove privatizzazioni. Un’impresa impossibile senza una rivolta sociale. Il Governo è squalificato, ha perso ogni credibilità internazionale, non è in grado di affrontare la crisi che ha prima creato e poi negato fino alla prova dell’evidenza. Le banche italiane sono a rischio, hanno 200 miliardi di euro di titoli pubblici e 85 miliardi di sofferenze, spesso crediti inesigibili. Non sono più in grado di salvare il Tesoro con l’acquisto di altri miliardi di titoli, a iniziare dalla prossima asta di fine agosto. Ora devono pensare a salvare se stesse».

In questa situazione l’invito era chiaro. Inequivocabile . Il capo dello Stato  non deve restare inerte.  E quindi esortava:«Lei ha il diritto-dovere di nominare un nuovo presidente del Consiglio al posto di quello attuale. Una figura di profilo istituzionale, non legata ai partiti, con un l’unico mandato di evitare la catastrofe economica e di incidere sulla carne viva degli sprechi. Gli italiani, io credo, sono pronti ad affrontare grandi sacrifici per uscire dal periodo che purtroppo li aspetta, ma solo a condizione che siano ripartiti con equità e che l’esempio sia dato per primi da coloro che li governano. Credo che lei concordi con me che con questo governo l’Italia è avviata al fallimento economico e sociale e non può aspettare le elezioni del 2013 per sperare in un cambiamento».

Ora più o meno siamo nella stessa situazione.

Ma i tempi sono cambiati. Ed esortazioni simili non sono all’orizzonte.

Qualora ci fosse una risposta a simili arcani, come diceva il nobel per la letteratura, Bob Dylan, questa è nel vento.

Ed al vento noi affidiamo, come cantava un artista che ha scelto di chiamarsi come il primo uomo, le nostre lacrime.

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