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I vincitori del Premio Amnesty International Italia Emergenti 2018 della XXI Edizione del Festival Voci per la Libertà – Una canzone per Amnesty a Rosolina Mare sono i Pupi di Surfaro, che si raccontano per noi in questa lunga intervista.

BIO DEI PUPI DI SURFARO
Il progetto Pupi di Surfaro nasce con l’intenzione di riscoprire la musica popolare siciliana. Di ricollegarsi alle proprie radici folk. L’impegno sociale e politico è sempre stato imprescindibile nel percorso artistico della band. La sperimentazione, la chiave del progetto. Nel 2010 partecipano all’XI Festival della Nuova Canzone Siciliana. Aprono i concerti dei Modena City Ramblers. Suonano sui palchi del Taranta Sicily Fest, Forum Antimafia a Cinisi, Maggio Sermonetano, BasulaFest, Carovana Antimafia, MedFest, Festival dello Scorpione a Taranto, Milano Expò, Milano Ex Polis. Nel 2013 sono semifinalisti a Musicultura. Nel 2014 incontrano Daniele Grasso e comincia la proficua collaborazione con l’etichetta DCave, che porterà alla luce il disco Suttaterra. Il produttore e musicista catanese dà una spinta ed un’impronta decisiva per l’evoluzione artistica e professionale della band, spingendo il progetto verso un atteggiamento ed uno stile decisamente moderno e contemporaneo. ConCantu d’amuri vincono il premio Musica contro le mafie. Sono selezionati al Premio Tenco 2014. Nel giugno 2016 producono, con Aldo Giordano, il nuovo singolo, Li me’ paroli, tratto dal disco Nemo profeta, col quale vincono il premio Andrea Parodi, arrivano secondi al premio Fabrizio De Andrè e trionfano al Tour Music Fest affermandosi come migliore original band e vincendo il premio della critica. L’ultimo disco, molto apprezzato dalla critica e dal pubblico, è stato presentato in diverse trasmissioni radiofoniche e televisive importanti, come Buongiorno Regione e TG3 (Rai3), Zazà e Musica Med (Radio3) e il Live di Radio Popolare a Milano. Nella cinquina dei finalisti delle Targhe Tenco – album in dialetto. L’estate 2017 li vede protagonisti di importanti festival, come Folkest, Mare e Miniere, Negro Festival. Secondi classificati al Premio del MEI di Faenza.
Nell’estate 2018 sono protagonisti alla Festa di Radio Popolare a Milano e partecipano al Festival M.U.R.A. a Genova.
Vincono il Premio Amnesty Italia Emergenti alla XXI Edizione del Festival Voci per la Libertà – Una canzone per Amnesty a Rosolina Mare.

L’INTERVISTA
Come nascono i Pupi di Surfaro? Perché questo nome?
I Pupi di Surfaro nascono in cantina. Ci si ritrova a voler condividere una passione, per la musica, la voglia di divertirsi, con la musica, e la voglia di fare musica.Prima fase: ci siamo chiesti “da dove veniamo?”. Lo studio e la ricerca nella tradizione musicale siciliana ci hanno portato ad esplorare le nostre radici culturali. Poi: abbiamo deciso chi volessimo diventare. Un progetto radicato nel passato, appunto, ma moderno, contemporaneo. Un intenso percorso di ricerca ci ha fatto approdare ad una proposta innovativa, che lega la poetica della tradizione dei cantautori italiani, l’uso del dialetto siciliano, l’impegno politico ed un sound che, attingendo qua e là, dal prog al jungle, dal folk al combat delle posse degli anni 90, mischiando un po’ di elettronica, trova nella sperimentazione e la contaminazione la chiave di un progetto originalissimo. Il nome è un ossimoro: deriva dai Pupi di zucchero, che sono dei dolci siciliani tipici della festa dei morti, che ritraggono proprio i Pupi, quelli dell’Opira, dei paladini di Francia. Ma lo zucchero è sostituito, per contrapposizione dal Surfaro, lo zolfo, amaro, delle solfare del nostro territorio, il centro della Sicilia. Lo zolfo, elemento infiammabile, esplosivo, simbolo di creatività, che rappresenta una pagina fondamentale della nostra storia e della nostra cultura.

Voi definite il vostro genere Nu Kombat Folk; quali sono quindi le vostre influenze musicali e quali le particolarità di questo genere?
Nel 1982 i Clash pubblicavano il disco Combat rock, l’album che conteneva Rock the casbah e Should I stay or should I go. Undici anni dopo i Modena City Ramblers esordivano con il loro primo disco, inaugurando il lungo filone, tutto italiano, dal nome del disco, Combat folk. Il nostro Nu Kombat Folk si fa carico di una tradizione di musica politica impegnata, rinnovandola. I nostri punti di riferimento: Rosa Balistreri, per la passione e la rabbia; Fabrizio De Andrè, per lo spessore morale e l’intelligenza; Franco Battiato, per la capacità di sperimentare e di rinnovarsi continuamente.

Com’è stata l’esperienza a Rosolina Mare? Come mai avete scelto, dopo tanti premi vinti, di partecipare a questo Festival? Che significa per voi?
I premi e i contest sono, ormai, quasi l’unica possibilità di farsi conoscere per una band emergente. Noi li abbiamo tentati quasi tutti e molti, per fortuna, li abbiamo vinti. Quando abbiamo saputo del Premio Voci per la Libertà, ci siamo immediatamente detti: è il nostro premio e dobbiamo partecipare per vincere. Perché se c’è qualcuno che crede che la musica debba essere uno strumento di lotta politica per i diritti umani, i Pupi di Surfaro devono sostenere quel qualcuno e quel qualcuno deve sostenere i Pupi di Surfaro. È semplice. A Palermo, quando un delegato Amnesty ha assistito al nostro concerto, alla fine, ci ha detto: voi non siete semplicemente i vincitori del premio Amnesty, voi siete Amnesty!

‘Gnanzou è il brano che vi ha portati alla vittoria del Festival. Come spiegato da voi prima dell’esibizione, è il verso della “Cialoma”, canto tradizionale che accompagnava la pesca dei tonni. Da questo avete preso spunto per il vostro brano, per toccare un argomento estremamente attuale. Raccontatecidi cosa parla il brano e come mai, secondo voi, è un argomento così sentito, dato che anche l’anno scorso il brano vincitore toccava lo stesso tema.
Il brano riprende alcuni versi della Cialoma. Ed è soprattutto una preghiera. Ispirandoci alla particolare suggestione della Mattanza dei tonni, quando il mare si tingeva di rosso, del sangue di centinaia di grossi pesci, abbiamo immaginato, senza troppa fantasia, la paradossale condizione di chi tenta la traversata del Mediterraneo, per venire, carichi di speranza, o oppressi dalla disperazione, e, probabilmente, con una buona dose di ingenuità, a chiedere aiuto a noi, gente civile d’occidente… Noi, i buoni… Chiedere aiuto a chi, da sempre, per secoli, non ha fatto altro che derubare, deturpare, stuprare la loro terra meravigliosa. Noi, che ogni piccolo nostro gesto, usare il nostro telefonino, mettere 10€ di benzina, donare un gioiello alla nostra donna, accendere una lampadina la sera… Ogni nostro piccolo, apparentemente insignificante, gesto è sporco di sangue, è un sopruso, puzza di carogna. Ed è un tema estremamente attuale, soprattutto perché, non siamo noi ad insegnarlo, che progresso, ricchezza, benessere da una parte del mondo, significano deturpazione, guerra e miseria dall’altra parte. E se a questo si aggiunge anche l’ignoranza, l’arroganza e la pochezza umana di alcuni bamboccioni che giocano a fare la politica, in un momento storico così delicato, allora il rischio assume proporzioni estremamente preoccupanti.

Il vostro impegno per i diritti umani è costante. La vostra vittoria a Musica contro le mafie ne è un esempio. Cosa vuol dire per un artista/musicista siciliano esporsi contro la mafia?
Un giorno una delle mie figlie, era piccolina, e mi disse: Papà, non andare più a cantare queste canzoni, perché ho paura che la mafia ti uccida! Le ho risposto che la mafia, purtroppo, oggi non uccide più nessuno. Perché, ormai, nessuno si indigna, nessuno più si stupisce della crudeltà e dell’arrivismo spietato. In 1984, George Orwell, illuminato, parlava del “bi-pensiero”. La gente è in grado di pensare e convincersi di una cosa e, contemporaneamente, asserire l’esatto contrario. Quindi, la mafia è orrenda e la mafia va, comunque, bene. Quindi, cantare contro la mafia non fa più il solletico a nessuno. Quindi, ci si può ritrovare, una sera, ad un concerto, a urlare “la mafia è una montagna di merda!” e l’indomani mattina continuare a pagare il pizzo, e continuare ad accettare l’autorità di uno stato e una sanità pubblica e una scuola altamente collusi col malaffare. Quindi, noi continuiamo a fare musica contro le mafie, contro il razzismo, contro l’ignoranza, perché, così, noi, oggi, facciamo la nostra resistenza. E, per continuare a pensare che la nostra vita possa davvero servire a qualcosa, per i nostri figli, forse, non dovremmo leggere più Orwell. Perché Orwell ha ragione, ma noi abbiamo passione!

Secondo voi la musica e l’arte in generale, possono essere uno strumento efficace nella trasmissione di messaggi di rispetto, amore e pace?
Purtroppo, ho già risposto a questa domanda…Allora, farò in modo di rispondere diversamente. Dicono che l’arte ingentilisce l’animo, affina l’intelletto, educa alla sensibilità e alla raffinatezza. L’arte, di per sé, è un gesto d’amore… In questo momento di crisi dei valori, di forte incertezza e confusione, bisognerebbe ricominciare dall’arte, bisognerebbe ripartire dall’amore.

Quali sono i prossimi progetti in serbo?
Tantissimi!
In autunno si riparte con ‘Gnanzou. Lanceremo come nuovo singolo proprio il brano vincitore del Premio Voci per la Libertà. Il videoclip farà parte del progetto “Nemo profeta… in mare”, uno spettacolo tutto centrato sul tema dell’incontro, dell’accoglienza e dell’integrazione come ricchezza e sulla lotta all’odio e alla nuova ondata disentimenti razzisti. Un Video-EP che conterrà anche il videoclip di Ruzaju di Andrea Parodi e la nostra versione di Jamin-A di De André. E… Udite udite! Ladies and gentlemen… La prossima primavera uscirà il nuovo album dei Pupi di Surfaro, in versione Sulfur Puppets, “Animal farm – La fattoria degli animali”.
Sempre più Nu Kombat Folk…
Cominciate a tremare… Farete bene a preoccuparvi.
Non si salverà nessuno!

GNANZOU
(tratto dall’album “Nemo profeta”)
Ah, prigamu ca lu mari dorma,
ca nun sciuscia forti ventu.
Ah, spiramu ca ni basta l’arma,
ca stu cori trova abbentu.
Ammucciati simu cà,
dintra a la panza di Carunti,
chi ni strascina cu’ la so’ varca
‘nta stu ‘nfernu, supra l’unni.

Aspittamu ca lu suli surgi,
chi la notti è scura e funna,
voglia Diu vidirimu li spunni,
si sta varca nun affunna.
Salutammu mamma l’Africa
ca n’assicuta cu’ li bummi,
la ricchizza fu la puvirt
dipridata di li dilinquenti.

La la la la lalalalalala…
La la la la lalalalalala…

‘Gnanzou – Diu ni scanzi
‘Gnanzou – Di cursari
‘Gnanzou – E di chiddi turchi cani
‘Gnanzou – Turchi e mori
‘Gnanzou – Sarracini
‘Gnanzou – Chi nun cridinu
‘Gnanzou – Alla fidi*

Duwaa, duwaa,
ali mbegha,
duwaa tamalaluye.**

Armi dannati, scappamu di lu ‘nfernu,
diseredati di lu Patreternu,
assicutati di tutti li santi,
nostri signuri, patruni d’occidenti.
Vagamu pi’ lu munnu dispersi,
accumpagnatinni signuri di li varchi,
patruni di lu munnu, patruni di la terra,
prufeti di la farsità, signuri di la guerra.

La la la la lalalalalala…
La la la la lalalalalala…

‘Gnanzou – Diu ni scanzi
‘Gnanzou – Di cursari
‘Gnanzou – E di chiddi turchi cani
‘Gnanzou – Turchi e mori
‘Gnanzou – Sarracini
‘Gnanzou – Chi nun cridinu
‘Gnanzou – Alla fidi*

*tratto dalla “Cialoma” (canto popolare delle tonnare)
**di Jali Diabate (mandingo senegalese)

 

TRADUZIONE
Ah, preghiamo che il mare dorma,
che non soffi forte il vento.
Ah, speriamo che basti l’anima,
che questo cuore trovi riposo.
Siamo nascosti qui,
dentro la pancia di Caronte,
che ci trascina con la sua barca
in questo inferno, sopra l’onde.

Aspettiamo che sorga il sole,
ché la notte è buia e profonda,
voglia Dio vedremo le sponde,
se questa barca non affonda.
Salutammo mamma l’Africa
Che ci caccia con le bombe,
la ricchezza fu la povert
depredata dai delinquenti.

La la la la lalalalalala…
La la la la lalalalalala…

‘Gnanzou – Dio ci salvi
‘Gnanzou – Dai corsari
‘Gnanzou – E da quei cani turchi
‘Gnanzou – Turchi e mori
‘Gnanzou – Saraceni
‘Gnanzou – Che non credono
‘Gnanzou – Alla fede*

Salvami, salvami,
da questo male,
ti prego salvami.**

Anime dannate, fuggiamo dall’inferno,
diseredati dal Padreterno,
perseguitati da tutti i santi,
nostri signori, padroni d’occidenti.
Vaghiamo per il mondo, dispersi,
accompagnateci signori delle barche,
padroni del mondo, padroni della terra,
profeti della falsità, signori della guerra.

La la la la lalalalalala…
La la la la lalalalalala…

‘‘Gnanzou – Dio ci salvi
‘Gnanzou – Dai corsari
‘Gnanzou – E da quei cani turchi
‘Gnanzou – Turchi e mori
‘Gnanzou – Saraceni
‘Gnanzou – Che non credono
‘Gnanzou – Alla fede*

*tratto dalla “Cialoma” (canto popolare delle tonnare)
**di Jali Diabate (mandingo senegalese).

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