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Mercoledì 10 ottobre alle ore 21, con la proiezione del film documentario The new wild. Life in the abandoned lands, prende il via, nell’auditorium degli spazi Bomben di Treviso, la nuova edizione della rassegna cinematografica, Paesaggi che cambiano, organizzata dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche.

Ogni anno il ciclo propone opere filmiche che affrontano questioni, sensibilità, criticità legate ai temi del paesaggio, con quello sguardo largo, ma allo stesso tempo ravvicinato, e con quella capacità di immediatezza che solo il cinema può offrire.

Per questa edizione, Simonetta Zanon, curatrice della rassegna, propone una riflessione intorno ai Luoghi a rendere: quei luoghi abbandonati dove mette radici una vegetazione pioniera che restituisce spazi di natura e preziosa diversità botanica ad ambienti inutilmente cementificati. Oppure dove vi si insediano persone, individui e piccole comunità che non trovano accoglienza nei luoghi tradizionali delle nostre città o che, semplicemente, scelgono un modello di vita diverso. E con loro, a volte si muovono anche gli abitanti del “prima”, incapaci di lasciarsi alle spalle i luoghi di una vita intera e in cerca di nuove opportunità in posti comunque familiari.

«Sono molte le situazioni in cui questi ambiti riconquistano significato e rappresentano veri e propri laboratori nei quali si definiscono nuovi spazi ecologici e sociali grazie a una metamorfosi spontanea, da paesaggi segnati da degrado e marginalità, se non addirittura illegalità, a nuovi contesti vissuti e brulicanti di storie» spiega. «Il cinema, come sempre prima e meglio di altri, sa intercettare e raccontare questi fenomeni, svelando nuove prospettive e relazioni aggiornate con paesaggi che sono frutto della nostra storia, dei nostri tempi, di scelte culturali, politiche e sociali spesso insostenibili. Paesaggi che invitano a un cambio di paradigma perché queste terre minori, spesso disseminate di rovine ben diverse da quelle raffigurate dal Piranesi o da Matteo Ricci, suggeriscono nuovi modelli sociali, e anche estetici, intorno ai quali potrà svilupparsi una riflessione condivisa su necessità che appaiono ineludibili, quali la riduzione del consumo di suolo e la diffusione di pratiche di riuso e riciclo, e su molte altre questioni alle quali la città contemporanea, con tutte le sue contraddizioni, non riesce a dare risposte».

La prima parte del programma presenta tre letture originali di queste tematiche, mentre la seconda si focalizza sul ruolo del cinema nella realtà veneta nell’interpretazione e nel racconto delle problematiche paesaggistiche e ambientali più attuali.

La rassegna si apre mercoledì 10 ottobre alle ore 21 (serata inaugurale a ingresso libero) con The new wild. Life in the abandoned lands (Austria/Italia/UK 2017, durata 69’) di Christopher Thomson. Il regista e Mauro Varotto, docente di Geografia all’Università di Padova, interverranno alla serata.

Nuovi e sorprendenti paesaggi emergono in tutta Europa mentre le popolazioni rurali invecchiano e scivolano a valle. Dove i terreni agricoli rimangono incolti si reinsedia una natura autodeterminata: crescono alberi dove un tempo c’erano campi e i selvatici vagano liberi tra i ruderi. Distanti dall’attrazione dei nostri centri economici, le regioni marginalizzate stanno assistendo all’inizio di un crollo demografico e culturale. Interi stili di vita diventano storie, le storie diventano Storia e, a mano a mano che la città si espande, i ricordi cominciano a svanire. Qualcosa però cresce dalle spaccature della rovina, e tra le fessure di più grandi cambiamenti si incrociano storie minori: da un’abbandonata valle alpina un paese ci offre, nel suo precario tentativo di sopravvivere, una serie di riflessioni sul nostro mutevole rapporto con la campagna e con il mondo naturale tutto.

Il ciclo proseguirà mercoledì 24 ottobre alle ore 21 con Ogni opera di confessione (Italia 2015, 67’), documentario di Alberto Gemmi Mirco Marmiroli che saranno presenti alla serata.

Il vuoto di uno spazio produttivo, le ex Officine Meccaniche Reggiane, una grande città-officina disabitata, un rottame del Novecento che giace in attesa di un complesso processo di riqualificazione. Ma nei vuoti si aggirano personaggi, protagonisti come residui di una grande storia, soldati giapponesi ancora in trincea di fronte all’evidente collasso.

Mercoledì 7 novembre alle ore 21 sarà proposta la visione di Il futuro del mondo passa da qui – City veins (Italia 2010, durata 63’) di Andrea Deaglio che interverrà alla serata.

A pochi chilometri dal centro di Torino si trova un’area di confluenza di acque fluviali dove la nebbia è padrona del paesaggio e le strade sterrate perdono forma, mangiate dall’umidità che si leva dal fiume. Luoghi abitati da uomini e donne come Angelo, Gerardo e gli altri contadini che da anni coltivano quelle terre di cui ora reclamano la proprietà; come Roky, Darius e Jasmina che vivono insieme a oltre cinquecento persone in un accampamento sulle sponde del fiume; Frida, che si spinge fin qui in cerca dell’eroina, o Reno, che ha da poco perso casa e lavoro.

Mercoledì 28 novembre alle ore 20 sono in programma: la presentazione del libro Veneto 2000: il cinema. Identità e globalizzazione a Nordest a cura di Antonio di Costa, Giulia Lavarone e Farah Polato (Marsilio, 2018), una riflessione sul sistema-cinema in Veneto e sugli importanti cambiamenti che l’hanno contraddistinto, e, a seguire, la proiezione del film Resina (Italia 2017, durata 90’) di Renzo Carbonera. Un coro di uomini. Un direttore donna. Una famiglia e una piccola comunità che hanno bisogno di ritrovare il senso d’unione per affrontare la sfida del domani. Intervengono Renzo CarboneraAntonio Costa Mirko Artuso, attore.

La rassegna si concluderà mercoledì 5 dicembre alle ore 21 con Asfalto. Pensare metà / Vuota / Una storia d’amore (Italia 2017-2018, durata 55’) di Dimitri Feltrin. Insieme al regista interverranno il sindaco di Riese Pio X, Matteo Guidolin, e l’ideatore del progetto, Dario Antonini (collettivo Fotosocial). I tre cortometraggi che compongono la trilogiaAsfalto raccontano altrettante storie personali legate al passaggio della Superstrada Pedemontana Veneta sul territorio trevigiano, tralasciando gli aspetti economici e ambientali per concentrarsi, per una volta, su quelli definibili come i suoi “costi umani”, raramente presi in considerazione.

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