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La grande emigrazione, che vide intere famiglie lasciare il Veneto e portò allo spopolamento di paesi e contrade, ebbe inizio nel 1876: contadini e braccianti si imbarcarono verso i paesi dell’America Latina per scappare dalla povertà e dagli effetti della grande crisi agraria, incentivati dalle agenzie di emigrazione  e dai governi dei paesi di destinazione. In Brasile, con l’abolizione della schiavitù (1889), i grandi proprietari terrieri delle piantagioni di caffè dello stato di Sao Paulo cercavano nuova manodopera all’estero: la maggior parte degli emigranti divennero contadini nelle fazendas e nelle piantagioni di caffè. Nel sud del Paese i nuovi arrivati fondarono nuovi insediamenti: Nova Venezia, Bella Vista, Curitiba sono ancora oggi cittadine dove si parla in italiano, anzi in ‘Talian’. Ma anche grandi città come San Paolo in Brasile o Buenos Aires in Argentina sono caratterizzate da una forte impronta italiano/veneta.

 

L’esodo interessò tutte le regioni italiane, ma in particolare il Nord Italia: tre regioni fornirono da sole il 47% dell’intero contingente migratorio, il Veneto (17,9%), il Friuli Venezia Giulia (16,1%) e il Piemonte (13,5%). Con 3.190.000 di emigrati tra il 1866 e il 1990 il Veneto detiene il primato tra le regioni  per flussi migratori.

 

Oltre la metà delle partenze  venete (il 57% per cento) avvenne prima della Grande Guerra.

Un’altra grande ondata di emigrazione si verificò in Italia nel secondo dopoguerra, con meta l’Europa Settentrionale, l Canada e l’Australia: quasi quattro milioni di italiani lasciarono il paese per dirigersi soprattutto nei paesi europei più vicini. Il governo De Gasperi, che si trovò ad affrontare la drammatica situazione post bellica, vide nell’emigrazione una soluzione al problema demografico e occupazionale e incoraggiò fortemente la partenza di migliaia di lavoratori italiani verso Francia, Svizzera, Belgio e, più tardi, Germania.

 

Il fenomeno migratorio dall’Italia è ripreso con la crisi del 2008, la peggiore dal secondo dopoguerra: a partire sono soprattutto i giovani diplomati o laureati che non trovano occupazione, anche se in possesso di diplomi qualificati, e vanno a fare i camerieri, i muratori, i lavapiatti all’estero. Più che di una ‘fuga di cervelli’ è una emigrazione dettata dalla necessità di trovare un’alternativa a precariato e disoccupazione.

 

Nel 2013 i connazionali che hanno deciso di trasferirsi in un Paese estero sono stati 82 mila unità, di cui 7367 veneti, seconda regione per numero di partenze dopo la Lombardia. Nel 2013 si è verificato il numero più alto di cancellazioni anagrafiche degli ultimi dieci anni, in crescita del 20,7% rispetto al 2012, anno in cui emigrarono in 67.998. Ad espatriare sono in particolare i più giovani (oltre il 35% nella fascia di età 20-34 anni). I principali Paesi di destinazione sono il Regno Unito (13 mila emigrati), Germania (oltre 11 mila emigrati), Svizzera (circa 10 mila), Francia (8 mila), oltre agli Stati Uniti (5 mila), Australia e Canada. Tra le nuove mete compare la Repubblica Popolare Cinese, sempre più presente tra i poli di attrazione per l’espatrio negli anni recenti.

 

Le tabelle riassumono alcuni dati relativi all’emigrazione Italiana negli anni dal 1876 al 1900 e dal 1901 al 1915 e i principali paesi di emigrazione nel periodo 1876-1976.

Emigrazione italiana per regione 1876-1900, 1901-1915

Piemonte          709.076 13,5 831.088 9,5
Lombardia 519.100 9,9 823.695 9,4
Veneto 940.711 17,9 882.082 10,1
Friuli V.G. 847.072 16,1 560.721 6,4
Liguria 117.941 2,2 105.215 1,2
Emilia 220.745 4,2 469.430 5,4
Toscana 290.111 5,5 473.045 5.4
Umbria 8.866 0,15 155.674 1,8
Marche 70.050 1,3 320.107 3,7
Lazio           15.830 0,3 189.225 2,2
Abruzzo 109.038 2,1 486.518 5,5
Molise          136.355 2,6 171.680 2,0
Campania          520.791 9,9 955.188 10,9
Puglia 50.282 1,0 332.615 3,8
Basilicata          191.433 3,6 194.260 2,2
Calabria          275.926 5,2 603.105 6,9
Sicilia          226.449 4,3 1.126.513 12,8
Totale espatri 5.257.911 100,0 8.769.749 100,0

 

Principali paesi di emigrazione italiana 1876-1976

Francia 4.117.394 Stati Uniti 5.691.404
Svizzera 3.989.813 Argentina 2.969.402
Germania 2.452.587 Brasile 1.456.914
Belgio 535.031 Canada 650.358
Gran Bretagna 263.598 Australia 428.289
Altri 1.188.135 Venezuela 285.014
Totale 12.546.558 11.481.381

 

Fonte: Rielaborazione dati Istat in Gianfausto Rosoli, Un secolo di emigrazione italiana 1876-1976,Roma, Cser, 1978.

 

 

LA MAPPA DELL’ASSOCIAZIONISMO DEI VENETI NEL MONDO

 

Le Associazioni venete iscritte al registro regionale sono 8 (Bellunesi nel mondo, Trevisani nel mondo, Vicentini nel mondo, Padovani nel mondo, Veronesi nel mondo, Polesani nel mondo, Associazione veneti nel mondo, Unione dei Triveneti nel mondo e Associazione nazionale Emigrati ed ex emigrati in Australia e Americhe).

 

I Comitati e le federazioni dei circoli veneti all’estero iscritti al registro regionale (di cui all’art. 18 della L.R. n.2/2003) sono 13 e hanno sede nei paesi di maggiore emigrazione veneta: 7 in America latina (4 in Brasile negli stati del Rio Grande do Sul, di Santa Catarina, di San Paolo e del Paranà; 1 in Argentina, 1 in Venezuela e 1 in Uruguay), 2 in Canada (stati dell’Ontario e del Québec), 2 in Australia (Nuovo Galles del Sud e Victoria), 1 in Svizzera e 1 in Sudafrica.

 

I Circoli veneti all’estero iscritti al registro regionale sono 126, presenti in 18 stati.

La loro presenza si concentra, in particolare, in America latina (45 in Brasile, 13 in Argentina, 3 in Uruguay), in Australia (23) e in Canada (12).

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