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Flat tax da una parte, taglio delle detrazioni IRPEF al 19% in dichiarazione dei redditi dall’altra: è una delle ipotesi che circolano negli ultimi giorni in relazione alla Legge di Bilancio 2019. Il punto è sempre lo stesso: bisogna recuperare risorse per finanziare la manovra, anche dopo aver alzato l’asticella del deficit/PIL al 2,4%.

Taglio aliquote IRPEF: quanto si risparmia

Già il capitolo IRPEF era fra i più incerti vista la proposta di rimodulazione delle aliquote (da cinque a tre, oppure una riduzione del primo scaglione dal 23 al 22%). Ora, si pensa addirittura di ridurre lo sconto IRPEF portandolo al al 17%.

Significa toccare una delle voci più utilizzate in dichiarazione dei redditi, ovvero la detrazione su spese sanitarie, farmaci, mutui, spese universitarie, e via dicendo. In realtà non è chiaro se si tratterebbe di un taglio lineare, che quindi riguarderebbe tutte le voci che attualmente ricadono sotto la detrazioni al 19%, oppure solo alcune. Una delle voci di cui si parla con più insistenza è quella sui mutui.

L’ipotesi sta circolando insistentemente, per quanto sia difficile da inserire nel contesto di una manovra che ha fra gli obiettivi principali quello di abbassare le tasse. Obiettivo perseguito con la flat tax per le Partite IVA (con due scaglioni a 65mila e 100mila euro) nel 2019 e nel corso degli anni per tutti i contribuenti.

Sembra quindi in controtendenza con questo obiettivo l’idea, nel frattempo, di alzare le tasse. E un taglio alla detrazione del 19%, anche nell’ipotesi in cui venga limitata ai soli mutui, sarebbe indubbiamente un incremento fiscale. Secondo i calcoli Uil, un taglio di due punti alla detrazione del 19% consentirebbe un maggior gettito di 580 milioni di euro all’anno, che però graverebbe soprattutto sui redditi fino a 35mila euro lordi.

Barbara Weisz

Fonte PMI.it

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