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La cantante di fama internazionale Sia ha scritto le canzoni per il film Vox Lux, proiettato oggi per la prima volta, in concorso a Venezia. Di Brady Corbet, la protagonista Celeste (Natalie Portman) è una pop star di successo mondiale che è sopravvissuta a un eccidio nella sua scuola, una mattina del 1999. Celeste diventa l’artista del nuovo millennio, scalando le classifiche con le sue canzoni ed ergendosi come dio e nuova religione, quasi come se la sua vita fosse frutto di un miracolo. La sua personalità non è mai stabile, e sotto fiumi di alcol, droghe e rapporti anticonvenzionali con la sorella (Stacy Martin, di nuovo), il suo produttore (Jude Law) e sua figlia, dopo un attacco terroristico collegato a lei, vedremo il suo crollo emotivo e la sua ripresa sul palco. Bellissime le scene del concerto, tenute per ultime, in cui Natalie brilla in una tuta argentata e canta le canzoni di Sia davanti a trentamila persone. Montaggio perfetto, anche se il film sembra girato con una videocamera vecchia, forse per restituire l’idea di un fatto già accaduto.

In sala è stato fischiato, ma Vox Lux è un film interessante, con un inizio disturbante e musiche che sfiorano l’ultrasuono, e Natalie è imperdibile nel ruolo di pop star egocentrica, che sta bruciando troppo in fretta.

Ricordi? di Valerio Mieli porta a Venezia il protagonista Luca Marinelli, che interpreta un eroe romantico in una storia d’amore composta tra collegamenti di passato, presente e futuro. È infatti lo scorrere incessante del tempo ad avere la meglio nel film, il tempo e quello che ne deriva, anche una separazione tra i protagonisti senza nome, Lui e Lei (Linda Caridi, appena scoperta).

In Orizzonti, oggi ben due film: Jinpa, di Pema Tseden e Ozen (The river), di Emir Baigazin. Il primo tibetano, il secondo kazako. Jinpa è un film su vendetta, redenzione e risvegli. Un camionista investe per sbaglio una pecora e poi dà un passaggio a un autostoppista, che sta viaggiando per andare a uccidere una persona che gli ha fatto un torto. Il ragazzo scende, ma il camionista non è lo stesso: si è risvegliato e i loro destini sono ormai intrecciati indissolubilmente. Anche se la trama non sembra portare in nessun posto particolare, il film segue un filo coerente, non ci sono tempi morti e la fotografia è perfetta – anche dentro un camion, sì.

Ozen (The river) è un film che come protagonista ha cinque ragazzi, o forse solo uno, dal momento che si muovono tutti all’unisono quasi avessero lo stesso corpo. Inquadrature immobili (le uniche a muoversi sono una verso la metà e le ultime, in cui i ragazzi ballano), niente musiche se non in due occasioni, poche parole, pause lunghissime e colori sempre uguali, fatta eccezione per il fiume. Che non è né un passaggio, né un varco, né un punto d’incontro. Il fiume rimane semplicemente il luogo in cui i cinque fratelli fanno il bagno. L’unica cosa che succede è la scoperta dell’odio verso i genitori, la scomparsa di un cugino, il venire a galla dei segreti di quattro di loro, e un tablet. Se all’inizio tutta questa staticità aveva un senso, dopo una mezz’ora di film tende ad annoiare anche l’occhio più allenato. In Orizzonti, forse è meglio concentrarsi su altro: sicuramente oggi è Jinpa a uscirne vincente.

Anja Trevisan

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