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Duro il Dario.

Dal suo seggio in parlamento e dalla sua pagina ufficiale mazzola per bene il governo pentalegaiolo.

Va giù durissimo contro la decisione ratificata per decreto di spostare le competenze del Turismo. Dal dicastero della Cultura a quello dell’Agricoltura. Che da ora in poi si chiamerà Agricultura…scusate la penosa battuta.

Ci sarà sicuramente qualcuno che è convinto che quel ministero già si chiami così. Ministero dell’Agricultura, qualcuno penserà e si domanderà: cosa c’è di nuovo?

Ma torniamo al Dario. Che con grande veemenza si scaglia contro questa decisione, non provando nemmeno un minimo di timore di apparire ridicolo.

Non tanto per l’opposizione ad un decreto del genere, quanto piuttosto alla sua presa di posizione all’interno del partito democratico, che ha guidato pure come segretario, che gli faceva vagheggiare un’alleanza con questi signori del Movimento5Stelle.

Dario, insieme ad Emiliano ed altri, hanno fatto e brigato per tessere le fila di un possibile accordo con Di Maio, Dibba, Paola Taverna, Fico.

Illudendosi di poter governare con questi. Ed illudendosi che la presenza dei dem in un governo giallorosso potesse fermare la deriva populista.

Cosa avrebbe fatto Dario e il gruppetto democratico di fronte ai provvedimenti contro la TAV, contro la TAP, a favore delle frange oltranziste dei NOVAX?

Come si sarebbe espresso sul “decreto dignità”? e sulle continue tensioni sulla moneta unica e sugli ammiccamenti a Putin?

Se ne faccia una ragione, Dario. E lavori per riportare la o al posto della u.

Per riportare il turismo all’interno del ministero della Culura

E per riportare al centro del dibattito politico il suo partito.

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