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“Chiederò controlli a tappeto per combattere, in tutta Italia, sfruttamento e caporalato”. Matteo Salvini dopo l’incidente a Foggia.

“Altri 12 braccianti stranieri morti in un incidente stradale, non si può andare avanti così. Una preghiera per le vittime e le loro famiglie”.

Una preghiera fa sempre bene e, certamente, male non fa.

Ma da un Ministro ci si attenderebbe altro. E di più. Quello stesso Ministro che all’assemblea nazionale di Confesercenti, alcune settimana fa, sulla legge contro il caporalato ha usato 4 parole. Solo 4.

«Invece di semplificare, complica».

Saranno forse i tweet dei prossimi giorni a dare un senso di quelle parole, per ora non resta che lo sbigottimento e il dolore di fronte ai dodici uomini morti stipati sul retro di un furgone, dopo lo schianto con un camion. Dodici “invisibili”, vittime del caporalato, che raccoglievano pomodori a 3 euro a cassone.

Non si capisce, o forse è sin troppo facile capire, il motivo per cui si lanciano invettive quotidiane contro gli stranieri che rubano il lavoro agli italiani, e poi si sorvola bellamente sulle più palesi violazioni dei basilari diritti umani. E chi li invoca viene tacciato, nella migliore delle ipotesi come buonista se non definito amico degli scafisti! E per finire ci si scaglia contro una legge che prova a punire chi sfrutta i clandestini.

Ma rimanendo alle parole del Ministro, non si capisce cosa bisognerebbe semplificare,  cosa vada “decisamente cambiato” nell’attuale legge contro il caporalato.

Forse la risposta ai dubbi sollevati sta tutta nella strategia di ingigantire un’emergenza sbarchi che non esiste e minimizzare  la continua vessazione dei migranti, appena questi mettono piede nel nostro Paese.

Probabilmente un riepilogo ci aiuta a comprendere molte più cose.

La legge contro il caporalato è stata approvata nell’ottobre 2016, titolare del dicastero il Ministro Poletti, con i voti a favore  del Pd, della Si, del M5s,dei FdI, dei Socialisti, e di Ap, nessun contrario.

Si sono astenuti i deputati di Forza Italia e della Lega. E qui c’è già un primo indizio!

La legge prevede pene non solo per il caporale ma anche per le imprese che sfruttano il lavoratore: fino a sei anni di carcere (che possono arrivare fino ad otto se c’è violenza o minaccia) per chi commette il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Oltre al carcere, è prevista anche una sanzione pecuniaria. è l’aggravante della minaccia o violenza.

Il provvedimento si compone di 12 articoli ed è stato promosso da cinque ministeri: Politiche agricole, Giustizia, Lavoro, Economia e Interno.

Ora Matteo Salvini, uso ad andar di ruspa, vuole semplificare. No, dopo l’incidente, intende controllare, combattere e pregare.

Non sarebbe più facile far rispettare le regole vigenti?

A tutti, beninteso.

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