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In foto Michele Placido

Non cè bisogno di scomodare il vocabolario. Bastano poche parole. E l’azione conseguente.

In fondo Michele Placido il tema lo toccò anni fa con il film “Pummarò“.

I caporali li conoscevano in pochi.

E per quel film piuttosto crudo fu criticato.

Non per la crudezza. Ma per l’argomento trattato. Enfatizzato, si disse. Minimizzato, diremmo ora.

Ed oggi davanti all’ennesima strage di braccianti stranieri in Puglia, Michele Placido, usa poche, ma pesanti parole:

“Sono 16 martiri del nostro Paese. Sono anni che denuncio le condizioni di queste persone, ma attenzione: non facciamone una questione razziale. E’ una questione sociale, sindacale. Di lavoro, insomma”.

Placido andrà al funerale delle vittime e fa un appello al premier Giuseppe Conte:

“Presidente, venga a vedere bene che cosa succede in queste terre. A queste persone. Ricordiamoli anche nel lavoro che hanno fatto: grazie a loro mangeremo scatole intere di pomodori”.

Rossi. Come i volti carichi di rabbia. E di vergogna.

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