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L’economia è una materia strana. Deve tener conto di molti fattori, la maggioranza dei quali non è possibile tener sotto controllo.

Si pensi ad un qualsiasi investimento materiale. Per quante variabili si possano immaginare, ve ne sarà sempre una nuova a sconvolgere i piani. Ed allora si cerca di virare sulle variabili meno soggette all’indeterminazione, al caos, all’incertezza.

Perché l’incertezza produce sfiducia. E la sfiducia produce inaffidabilità. E questa produce l’allontanamento degli investimenti e una fuga verso l’estero di capitali.

Tutto ciò dovrebbe essere ben chiaro a quanti chiedono il consenso per governare. Comuni, regioni e financo Stati.

Purtroppo abbiamo visto in passato che non sempre, al netto del dolo e della malafede sconfinante nell’illegalità, tali basi erano quelle su cui poggiavano le membra e i pensieri di Sindaci, governatori, ministri.

Analoghe considerazioni, purtroppo, siamo costretti a fare per quelli che governano oggi.

Se e vero, come è vero, che il ministro Toninelli ha dichiarato di essere pronto, sulla Tav, “a valutare tutte le ipotesi, anche lo stop all’opera”. Per poi aggiungere, probabilmente per far vedere che era preparato sull’argomento che in Italia “un chilometro di Tav costa sessanta milioni di euro contro i venti milioni francesi”.

Poteva uno come il Ministro in questione lasciare in sospeso una frase del genere senza la coda velenosa? No, non poteva e quindi si è chiesto “il differenziale di 40 milioni chi se l’è preso?”.

Andandosi a rivedere gli appunti, si è corretto e, alla Camera, ha detto che in Italia un km “costa trenta milioni mentre in Germania e in Spagna tredici”.

Purtroppo per Toninelli i dati a cui fa riferimento non riguardano l’alta velocità ma il così detto tunnel di base, che altro nonè se non una tratta di valico composta prevalentemente da gallerie, e il Ministro dovrebbe sapere che i costi di costruzione della galleria del Moncenisio che parte dall’Italia sono paragonabili ai costi di opere gemelle come il tunnel del Gottardo e quello del Brennero.

Stesso dicasi per il costo di costruzione per ogni canna della galleria del Moncenisio (86 milioni a km), che è pressoché identico a quello registrato per il Monte Ceneri in Svizzera. Che a sua volta è’ pressoché identico a quello registrato per il Gottardo, in Svizzera, che a sua volta e’ pressoché identico a quello registrato per il Lötschberg, sempre in Svizzera.

In economia, ma vale anche per altri ambiti della vita, è necessario capire i numeri. In questo caso specifico sarebbe stato meglio ascoltare il commissario di governo per la tratta dell’Alta velocità Paolo Foietta prima di parlare. Foietta infatti ha affermato che “I dati che cita il ministro riguardano un generico rapporto tra i costi dell’Alta velocità in Italia rispetto agli altri paesi e nulla c’entrano con la Torino-Lione. Fare un chilometro nella pianura francese è ben diverso che bucare l’Appennino come abbiamo dovuto fare noi per collegare Bologna a Firenze, tanto per fare un esempio”.

C’era un meraviglioso libretto un tempo, che furoreggiava negli scaffali delle librerie. Non era di economia, non era di politica. Ma chi si dedica a queste discipline dovrebbe avere l’obbligo di leggerlo. Il titolo era “L’arte di ascoltare”. L’autore? Plutarco.

Anche se non è più di moda, se ne consiglia la lettura a chiunque. Voglia fare il politico, il  ministro, il rottamatore.

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