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C’è un obbligo morale prima ancora che politico che ci guida: giungere ad una verità certa, libera da zone grigie e sospetti. Questo è l’unico vero modo di onorare le vittime e realizzare le legittime e sacrosante richieste dei loro familiari”.

Queste le parole usate da Alfonso Bonafede, ministro della Giustizia, in occasione dell’incontro coi familiari delle vittime della Strage di Bologna.

“C’è uno Stato che per 38 anni è rimasto in silenzio, negligente e non ha voluto fare luce su verità inconfessabili su cui bisogna accendere un faro. Per me è incredibile  che, dopo che lo Stato si è dimostrato negligente per 38 anni, i familiari dimostrino ancora una volta una lezione di civiltà che la politica non ha mai dato e dimostrano di credere nello Stato. Mi onora e sento la responsabilità di essere qui parlare con voi”.

Adesso, dopo 38 anni, come giustamente sottolineato dal Ministro, tocca ai rappresentanti del Governo del Cambiamento, dare delle risposte. Quelle che scandalosamente nessun governo ha dato sinora.

Ora, dopo 38 anni, sarebbe giusto far conoscere la verità.

Ma al netto delle parole di circostanza, questo sembrano le parole usate da Ministro, che si intende fare?

Oltre alla giusta critica di quanti lo hanno preceduto, che azioni intraprenderà per essere all’altezza della lezione di civiltà fornita dai familiari delle vittime?

Se dobbiamo basarci su quanto abbiamo constatato sino ad oggi non possiamo che confidare sulla buona volontà, espressa anche in un tweet da Giuseppe Conte:  “Il pensiero va alle 85 vittime della strage di 38 anni fa e ai familiari che attendono ancora risposte. Saremo sempre al loro fianco nella ricerca della verità. Lo dobbiamo a loro e a noi tutti”.

Il tutto fa pensare che dopo 39 anni, e cioè l’anno prossimo, avremmo ancora attestati di sdegno, pensieri che giungeranno ai familiari e poco altro.

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