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È sempre stato così. E sempre lo sarà.

Quando si è circondati dal gruppo di fedelissimi, senza alcun impegno o responsabilità, si parla ad alta voce e si afferma la qualunque.

Ecco allora che si discetta sull’universo mondo. Da Ct della nazionale si passa all’economia, dalla sociologia alla tecnica delle costruzioni.

Ci si improvvisa banchieri, docenti universitari, fisioterapisti, e facendo cattivi pensiero anche linotippisti e gatti neri. Financo ministri.

Si evocano scenari separatisti, si corteggiano dittatori venuti dall’est e per togliere dalla propria visuale ogni bruttura si ricorre alle ruspe.

A parole.

Poi qualche impegno, alcune responsabilità e per tentare di mantenere fede alle parole al vento si fa la faccia cattiva tenendo in mano il rosario.

E si continua a parlare, twittare, a farsi intervistare. Sparandole ancora più grosse, sempre più grosse delle precedenti.

A volte si azzarda una soluzione.

Un sindaco può azzardare una soluzione. Supportato da un ministro, può e deve.

Ma la soluzione proposta deve fare i conti con la realtà, non con le roboanti dichiarazioni del passato di questo o quel personaggio politico.

Ecco allora che il comune di Roma decide di sgombrare un campo Rom. Tutto pronto, con placet del Ministro degli interni.

Ma la realtà si materializza nelle vesti e nei volti dei commissari della Corte Europea per i diritti dell’uomo. E sospende lo sgombero.

Lo sospende a seguito di un ricorso di tre abitanti del campo, supportati dall’associazione “21 luglio” che per voce del proprio presidente Carlo Stasolla fa sapere che “Le tre persone rom ricorrenti, hanno vissuto per alcuni anni nell’insediamento di Camping River in cui attualmente risiedono circa 300 persone, esclusivamente rom, segregate su base etnica e i cui diritti umani sono stati ripetutamente violati”.

Ovviamente l’associazione “accoglie con grande soddisfazione la decisione della Corte Europea e auspica che il Comune di Roma possa coglierne l’importanza per una profonda revisione del ‘Piano rom‘ e per avviare una rinnovata e genuina consultazione con le persone dell’insediamento”.

La voglia di ruspe è ancora presente, in comune e al Ministero.

Il desiderio di spararla ancora più grossa pure.

Ma ci si è limitati. Forse a causa di quella responsabilità che in questi mesi ha coinvolto anche i più grandi mietitori e raccoglitori di fuffa presenti sulla penisola italica.

E ci si è limitati ad una frase. Affidata al cyberspazio.

Ci mancava il buonismo della Corte europea per i diritti dei Rom“, scrive il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini

Non crediamo che dalla Corte Europea arriverà replica.

Ma dal Campidoglio potrebbe giungere un upgrade.

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