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Qui in redazione siamo un gruppo di visionari.

A voi decidere se questo è un complimento o un’offesa.

Siamo talmente visionari che da anni sosteniamo che i lavori di Lucio Battisti che resisteranno al tempo sono quelli prodotti in compagni di quel pazzo paroliere che risponde al nome di Pasquale Panella.

I brani scritti insieme a Mogol hanno venduto milioni di copie, hanno fatto storia, ma noi siamo convinti che non rappresenteranno il futuro.

Tuttalpiù saranno buoni per accompagnare quelle trasmissioni “memorial” condotte da un Carlo Conti qualunque che riempiranno le serate televisive dei prossimi anni.

Il loro potenziale è già stato espresso, mentre i pezzi di “Don Giovanni” o di “Hegel” faranno la gioia dei nostri nipoti, i quali si chiederanno perché queste canzoni non venivano valorizzate, a scapito di “Balla Linda” o dei ritornelli con le bionde trecce, gli occhi azzurri epoi.

Si è capito che Mogol non è un nostro eroe?

Bene.

In questi giorni abbiamo avuto modo di condividere con lui alcune sue dichiarazioni. E sottoscriverle!

Trattasi delle dichiarazioni relative al manifesto (che pubblichiamo nella sezione OPINIONI) contro Salvini, sottoscritto da numerosi personaggi dell’arte e dello spettacolo.

Per questo manifesto Mogol ha avuto parole tuttaltro che gentili.

Ha parlato di effetto gregge. Di come egli non veda un rischio per la nostra democrazia.

Parole che noi consideriamo sagge e che, come dicevamo, sottoscriviamo.

E a scanso di equivoci lo vogliamo affermare subito non perché condividiamo l’operato del Ministro degli Interni!

Sottoscriviamo quelle parole del maestro Giulio in quanto abbiamo avuto la stessa sensazione.

Che è la medesima provata in passato per tutti quegli appelli sottoscritti da chi è stato inserito, a volte a forza, nella intellighenzia italiana.

E cioè un senso “di gregge”, di pietanze preriscaldate e fornite in pasto ai “buoni”, ai “volenterosi”.

Che buoni e volenterosi lo sono davvero e lo rimarranno, indipendentemente dai manifesti sottoscritti.

E non c’è nessun attacco alla democrazia. In questo caso e nel caso in cui un tribunale chieda il sequestro dei beni di un partito, se questo partito ha truffato lo stato.

La democrazia va difesa. È un bene che non può essere messo a repentaglio. Ma va difesa quotidianamente e singolarmente. Senza frusti manifesti e senza sottoscrizioni “ a gregge”.

Va difesa con argomentazioni. Con pratiche civili, anche disobbedienti.

Va difesa convergendo sui punti qualificanti, evitando pregiudizi.

Rimanendo umani, come recita uno slogan molto in voga in questi giorni, e richiedendo, a gran voce, il rispetto da parte di tutte le nazioni che si riconoscono nell’Europa Unita, delle norme minime di civiltà. Le quali non consentono discriminazioni razziali o religiose, ma che difendono i propri territori, i propri confini e i propri cittadini.

E per questo non abbiamo bisogno di manifesti, ne di armi nascoste sotto il cuscino.

Abbiamo bisogno di quelle tre virtù, che per chi crede sono teologali, per chi non ha afflato religioso, sono virtù e basta.

Fede, nella giustizia e nelle istituzioni.

Speranza, che viene alimentata quotidianamente migliorando le nostre condizioni di vita e quelle altrui.

Carità, nei confronti di chi non ha le nostre fortune ed è nato in terre così generose come quelle abitate dai cittadini del primo mondo.

Siamo visionari?

Visionari, forse. Ma senza alcun manifesto.

Da sottoscrivere o proporre

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