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Migliaia di persone domenica 1 luglio si sono radunate nella Grande Assemblea Nazionale contro l’attuale governo e contro l’ingiustizia, nel contesto dell’annullamento dell’elezione del sindaco di Chisinau.

L’evento è culminato nella marcia “Stop the Dictator“,  che ha raggiunto la casa dell’oligarca Vladimir Plahotniuc e nel quartier generale del PD. Entrambi gli edifici erano sorvegliati dalla polizia, allertata per tempo. L’opportuna vigilanza della manifestazione ha evitato azioni disdicevoli, dall’una come dall’altra parte.

Probabilmente sarà per questo che nessuna reazione negativa è pervenuta agli organi di stampa.

E nessun commento è stato fatto, nemmeno dai leader del Partito Democratico, che hanno preferito non reagire.

Ma la gente radunatasi in piazza ha voluto comunque protestare, contro quello che ha ritenuto essere un soppruso, in quanto l’elezione del sindaco di Chisinau non è stata convalidata.

Avrebbe vinto il candidato Andrei Nastase, ma alcune forze politiche non vogliono riconoscere questi risultati sulla base del fatto che le elezioni sono state fatte con violazioni. Ma questa sembrerebbe una scusa, opportunamente invocata per non riconoscere la vittoria di Nastase.

Tali manifestazioni determinano una situazione politica e sociale molto tesa, al limite della governabilità.

Il timore è che il tutto sfoci in episodi di violenza.

Ma i manifestanti sono ben consci delle loro ragioni e hanno indetto nuove forme di protesta organizzata, di cui vi daremo informazioni su questo magazine.

Tatiana Bragarenco

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