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Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto dignità proposto e tanto voluto da Luigi Di Maio, vicepremier e ministro dello Sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali.

La Lega di Salvini ha appoggiato il decreto, ma quasi defilandosi. Dicendo che lo ha fatto per la tenuta della maggioranza. Infatti la Lega nutre più di un dubbio sulle misure anti-precariato, ritiene comunque che si sia fatto un passo avanti, probabilmente lo dice più per convincere se stessa…

Entriamo nel merito e vediamo cosa dice il decreto dignità
in virtù di tale decreto le aziende che ricevono aiuti dallo Stato non potranno delocalizzare per 5 anni, pena una multa da due a 4 volte gli aiuti ricevuti, con un interesse maggiorato del 4%. Una norma che farà certamente discutere perché è dubbio che possa essere applicata a quelle imprese che dovessero scegliere di spostarsi in un paese Ue. Per quanto attiene al  lavoro e ai licenziamenti, l’obiettivo è quello di scoraggiare le aziende a fare ricorso ai contratti a tempo determinato, preferendo quelli senza limiti di tempo. I datori di lavoro che dovessero ricorrere a un’assunzione temporanea dovranno pagare l’1,9% di contributo addizionale (oggi è all’1,4%) sulla retribuzione imponibile a scopi previdenziali.

Quello che desta più di una perplessità, ai commentatori e agli attori in campo, è che con tali misure si sono colpiti i contratti a termine, ma nessuna agevolazione si è data a quelli a tempo indeterminato. Probabile conseguenza sarà la diminuzione dei primi, senza vedere aumentare i secondi!

Comunque è prevsito, ad ogni rinnovo uno scatto addizionale supplementare dello 0,5% a carico esclusivamente del datore di lavoro. Tali fondi sono destinati a finanziare le casse della Nuova assicurazione sociale per l’impiego.

I contratti a tempo determinato non potranno avere durata superiore ai 24 mesi e potranno essere rinnovati al massimo per 4 volte, norma che si applica anche ai contratti attualmente in essere.

Per frenare i licenziamenti abusivi l’indennizzo riconosciuto ai lavoratori ingiustamente allontanati verrà aumentato del 50% e, in caso di licenziamento senza giusta causa, l’indennizzo potrà essere pari a 36 stipendi.

Alcuni, come la Meloni, hanno citato Marx, altri più prosaicamente hanno parlato di torta che non aumenta ne di peso, ne di volume, come a dire che questi provvedimenti non sono così rivoluzionari, ne tantomeno sono catastrofici.

“abbiamo licenziato il precariato” ha detto enfaticamente Di Maio.

A giudicare dalle reazioni e confrontando i dati europei non ci sentiamo di condividere l’entusiasmo del vicepremier.

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