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Il mese di giugno è terminato.

Con esso si chiude il primo mese di governo giallo verde.

Il premier Conte ha preso parte ad alcuni ”vertici” e i due vice premier si sono dati da fare.

Più uno dell’altro a dire il vero, anche se il secondo si sta dando da fare in questi giorni con il decreto “dignità”.

Si sono avuti segnali dal ministro delle infrastutture, più per iniziativa del primo vice di cui sopra, che per sua personale intraprendenza.

Anche il ministro della famiglia ha avuto il suo quarto d’ora di notorietà e così pure quello delle risorse ambientali.

Quello che doveva andare all’economia non si è fatto sentire più di tanto e quello che è andato al suo posto sembra proseguire con lo stesso style e medesimo appeal del suo predecessore nel governo Gentiloni.

A giudicare dall’indice di gradimento fatto registrare si direbbe che va bene così.

E per quanto attiene ai sondaggi ci sono anche motivi di gioia. Per la parte verde della coalizione. Non possiamo dire la stessa cosa per la parte gialla.

Ma si sa, non esiste rosa senza spine.

La rosa sarebbe il governo, le spine tutti gli attacchi che esso è costretto a subire.

Dalle opposizioni e anche dalla propria base elettorale.

Se le prime non possono che ricompattare la maggioranza, le seconde possono far vacillare alcuni ministri.

Non certo quelli leghisti, che si sono goduti pochi giorni fa l’abbraccio di Pontida, quanto quelli di estrazione grillina.

Ad essi i militanti stanno chiedendo conto delle promesse fatte in campagna elettorale.

Vero è che poco più di 30 giorni non sono un lasso di tempo sufficiente per poter dare un giudizio o chiedere conto, ma è anche vero che quando non si era al governo si affermava che 15 giorni sarebbero bastati per questo o quel provvedimento.

E soprattutto molti fanculisti della prima ora si stanno chiedendo se era nel programma la chiusura dei porti. Se era nel programma un condono fiscale mascherato da pace fiscale. Se era nel programma la messa in discussione dei diritti delle famiglie arcobaleno. Se era nel programma l’attacco frontale all’Europa, la fuoriuscita dall’euro, l’alleanza con i partiti “nazionalisti” .

E se il gioco della “dignità” valeva la candela dell’avversione di tutte, ma proprio tutte le associazioni imprenditoriali.

Quelli che non vogliono dare un giudizio negativo, ma nemmeno positivo, usano la frase fatta: un giudizio con luci e ombre.

Si tratta di capire se prevalgono le une o le altre.

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