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A margine del recente incontro in Roma con le rappresentanze delle Sedi Assimpresa il Segretario Generale, Aldo Romanini, ha riportato il punto di vista del Centro Studi Assipresa riguardo l’evidente dicotomia tra il canto delle sirene incantatrrici alla fiera elettorale con i contendenti in gara a chi la spara più grossa e l’amara realtà dei numeri che non concedono distrazioni: livello del Pil non ancora assestato su valori medi europei, elevato tasso di disoccupazione e giovanile in particolare, ingestibile dimensione del debito pubblico, indice di struttura e di vecchiaia del paese.

SIAMO OTTIMISTI: GOVERNANDO BENE UN’OCCASIONE DA NON PERDERE

La riduzione del debito pubblico farebbe bene all’Italia: meno spesa per interessi, meno oneri trasferiti alle generazioni future, più risorse da investire o ridurre le tasse, soprattutto più fiducia nel sistema paese e creazione di lavoro. Come fare?

Bisogna dapprima comprendere perché il debito cresce o si riduce.La dinamica del rapporto debito/Pil dipende da tre variabili economiche. il tasso d’interesse sul debito, il tasso di crescita dell’economi e l’avanzo primario;  cioè le entrate pubbliche meno le spese al netto degli oneri del servizio del debito.Quindi, tanto più alti sono i tassi di interesse rispetto alla crescita e tanto più grande dovrà esser l’avanzo primario per ottenere una riduzione del debito.

Le premesse perchè questo ciclo virtuoso s’innesti stanno maturando.

Il tasso di crescita del Pil per i prossimi due anni, stimato dalla Commissione Europea è sopra il 3,5% considerato inoltre che detti paesi rappresentano la più gran parte del nostro mercato di sbocco.

I tassi sul debito pubblico dovrebbero rimanere bassi nel medio termine assestandosi sotto il 3% malgrado la possibile riduzione degli acquisto da parte della BCE contando, inoltre, che i tassi di riferimento della stessa possano mantenersi ai livelli minimi.

Non servono dunque ricette miracolose, ma politiche accorte e buon senso.Le misure da attuare dovranno creare crescita senza ridurre eccessivamente l’avanzo primario tale per cui il debito si ponga in un crinale discendente.Le poliriche espansive  a nulla varrebbero, se per qualche decimale in più, andassero a scapito della fiducia o dell’avanzo primario.

Se dessimo orecchio alle lusinghe e al canto delle sirene della contesa elettorale su meno tasse e più spesa – guastando il faticoso equilibrio della maggiore spesa del bilancio dello Stato che è quella previdenziale – quella finestra di opportunità che ci offre l’Europa si chiuderebbe alle nostre spalle lasciandoci soli con il nostro imponente e ingestibile debito pubblico.

Il Segretario Generale
Aldo Romanini

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